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i carabinieri e La psicoLogia: viaggio tra storia e innovazione




                    oltre a ciò, l’Italia si era trovata di fronte a due questioni di fondamentale
               importanza. La prima era quella di raggiungere un accordo di pace con gli Alleati
               che non fosse troppo gravoso per la nazione; mentre la seconda era quella di for-
               nire un adeguato sostegno alla popolazione al f ne di avviare e favorire la ricostru-
               zione del Paese. nel travagliato contesto del 1945, gli Alleati si trovavano di fron-
               te alla complessa questione della politica da adottare nei confronti dell’Italia. La
               collaborazione durante il periodo di cobelligeranza, in cui lo sforzo militare ita-
               liano aveva ricevuto riconoscimenti positivi, portò gli Alleati a favorire l’istituzio-
               ne di un Comitato di Difesa sotto la presidenza del Presidente del Consiglio,
               sostituendo  così  la  precedente  Commissione  Suprema  di  Difesa  guidata  dal
               sovrano. Ciò nondimeno, venne così deciso di imporre alcuni limiti alle forze
               armate italiane per un periodo di cinque anni e altresì di smilitarizzare in modo
               permanente la Sicilia e la Sardegna per impedire che potessero ostacolare le comu-
               nicazioni  inglesi  nel  Mediterraneo .  Per  avere  un’idea  dei  limiti  imposti  alla
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               Forze Armate italiana, basti pensare che alla vigilia dell’8 settembre 1943 le carat-
               teristiche dell’esercito erano quelle che prevedevano la mobilitazione di circa 3,7
               milioni di cittadini , si passò ad una forza di poco più di duecento mila uomini.
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               All’inizio, in funzione delle richieste degli Alleati, l’Esercito doveva essere com-
               posto da non più di 265.000 uomini, compresi i 65.000 carabinieri e avrebbe
               dovuto essere costituito esclusivamente da professionisti in modo da assicurare la
               massima ef  cienza possibile. All’interno delle Forze Armate italiane, si era ben
               consci del fatto che le risorse economiche sarebbero rimaste estremamente limitate
               per  un  lungo  periodo.  Di  conseguenza,  era  comune  la  convinzione  che  fosse
               essenziale utilizzare al meglio le scarse risorse disponibili, mettendo l’accento sulla
               qualità anziché sulla quantità.
                    In questo scenario, il contributo economico e materiale proveniente dagli
               Stati uniti e dalla Gran Bretagna rivestiva un’importanza particolare, rappresen-
               tando un sostegno tangibile per la riorganizzazione delle Forze Armate italiane
               nel breve termine. Tuttavia, non mancavano divergenze riguardo ai ruoli e ai
               compiti da assegnare ai militari italiani. Gli Alleati avevano concesso il riarmo
               dell’Esercito italiano principalmente per garantire il mantenimento dell’ordine
               pubblico, considerando la frammentazione del potere statale e la crisi dell’unità
               nazionale. Malgrado ciò, questo ruolo limitato non era ben accolto dalle alte sfere
               militari italiane né dai soldati stessi, che si trovavano a svolgere compiti incompa-
               tibili con il loro addestramento e il loro ruolo precedente.

               43  L. nuti, 1989, p. 33.
               44  V. Ilari (Prof.), 1991.

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