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soprattutto l’incapacità dei colleghi italiani più anziani, sia di rendersi conto dei
difetti fondamentali del loro sistema militare, sia di comprendere la necessità di
un’adeguata preparazione professionale; migliori giudizi venivano espressi sugli
ufficiali più giovani, e definiti “brillanti e capaci” e “ansiosi di dimostrare che i sol-
dati italiani sono soldati validi quanto gli inglesi”. La differenza principale tra i
due gruppi consisteva nel fatto che gli ufficiali più giovani “si rendevano conto che
i metodi antiquati e la mancanza di un’accurata preparazione avevano contribui-
to alla loro sconfitta più del loro superato equipaggiamento”, mentre gli ufficiali
più anziani erano restii ad accettare questo punto di vista e mantenevano un “mal-
celato rispetto” per i metodi italiani. era necessario, scriveva pidsley al Ministro
della guerra, rimuovere gran parte degli Ufficiali anziani o poco preparati,
migliorare lo standard di professionalità di quelli che sarebbero rimasti in servizio
e riformare i criteri di formazione dei quadri mediante drastiche metodiche
dell’accademia Militare .
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La condivisione di tali giudizi da parte dello Stato Maggiore italiano, inclu-
so il Generale Raf aele Cadorna, rif etteva una consapevolezza dif usa riguardo
alle carenze nell’addestramento e nella preparazione dei vertici militari durante il
periodo bellico.
Questa valutazione era supportata anche da analisi e discussioni presenti
nelle riviste specializzate, che spesso identif cavano l’impreparazione dei comandi
militari come una delle cause principali della sconf tta italiana.
L’apertura a una valutazione critica e autocritica da parte delle istituzioni
militari e dell’ambiente accademico specializzato fu un elemento fondamentale
per l’evoluzione e il miglioramento delle forze armate del Paese.
La presenza delle Forze Alleate, nel secondo dopoguerra, alimentò una
generale rif essione organizzativa dell’intero settore militare italiano circa la fun-
zione che lo stesso avrebbe dovuto svolgere all’interno della nuova conf gurazio-
ne dello Stato. Per cui era motivo di confronto e di dibattito il ruolo che le veniva
assegnato dalla politica, le funzioni che dovevano essere svolte, la struttura orga-
nizzativa che doveva essere conferita, il tipo di reclutamento da adoperare e, non
ultimo, quale modello di addestramento per le reclute e i quadri degli uf ciali e
sottuf ciali si dovesse adottare. Le grandi riforme ordinative del comparto mili-
tare che seguirono dopo il 1945, alle quali fecero seguito quelle dottrinali, segna-
rono l’avvio di un notevole processo di trasformazione delle Forze Armate italia-
ne, caratterizzato dall’imprescindibile esigenza di modernizzazione delle conce-
zioni e delle strutture.
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