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i carabinieri e La psicoLogia: viaggio tra storia e innovazione




                    nondimeno, seguendo la panoramica degli argomenti trattati a livello inter-
               nazionale, essi riguardano la psicologia del soldato in tempo di pace e in tempo di
               guerra. ovvero la psicologia dell’esercito, la psicologia del combattimento e della
               guerra (la paura, il coraggio, la fatica, l’onore, la psicologia collettiva e delle folle),
               l’educazione del soldato (la psicologia pedagogica) f no a toccare argomento ine-
               renti all’azione di comando, quali, per esempio, la psicologia dei capi o il metodo
               del pensiero e del comando militare. Ma quello che risulta particolarmente sor-
               prendente sono le sezioni dedicate alla cosiddetta “psicotecnica e organizzazione
               scientif ca del lavoro” e loro applicazione nell’esercito.
                    Dal punto di vista dell’organizzazione e dell’utilizzo della disciplina psicolo-
               gica, la Germania, benché sotto il pesante inf usso della cultura nazista, si distin-
               gueva come la nazione che aveva sfruttato al meglio le sue potenzialità. In quel
               periodo, il paese disponeva di un “uf  cio centrale delle forze armate” responsa-
               bile delle sedi dove venivano condotti gli esami psicologici. Queste sedi erano
               distribuite presso ogni Comando generale dell’esercito e presso le Stazioni della
               Marina. ogni sede era composta da due uf  ciali, otto psicologi specialisti di ruolo
               e uno psichiatra. Per diventare un uf  ciale psicologo specialista, gli interessati
               dovevano completare gli studi universitari in psicologia, conseguire la laurea, pre-
               stare servizio militare e poi ottenere la nomina come aspirante uf  ciale della riser-
               va. In qualità di “Referendario della psicologia della Wehrmacht” si doveva ef et-
               tuare un periodo di studi e di preparazione teorico-pratico. Chi superava l’esame
               f nale,  veniva  nominato  “consiglieri  del  Governo”  e  psicologo  delle  Forze
               Armate: dell’Esercito, dell’Aeronautica o della Marina rispettivamente.
                    Il numero degli psicologi dell’esercito era di circa duecento uf  ciali i quali
               mantenevano  un  rapporto  molto  forte  con  il  mondo  scientif co  universitario
               “civile”: il collegamento di questi uffici e laboratori militari con il mondo scienti-
               fico universitario «civile» è strettissimo. […] ciò è dimostrato per esempio dal fatto
               che nel 1934 il Xiv congresso dei psicologi tedeschi, dedicato alla vita sociale, ebbe
               una sezione di psicologia militare […] . Il dottor Max Simoneit, che si era partico-
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               larmente occupato del metodo di selezione da adottare nelle forze armate, era
               dell’idea che: la descrizione e la valutazione devono essere date per opera comune da
               psicologi e da pratici. il psicologo deve cercare di comprendere il candidato dal punto
               di vista strutturale psicologico, il pratico deve portare l’esperienza della professione e
               la nozione del suo sviluppo storico, che devono però essere da lui intensamente intesi
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               e vissuti e modo da potersene valere in occasione degli esami dei candidati .
               30  Ivi, pp. 393-394.
               31  Ivi, pp. 393-395.

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