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i carabinieri e La psicoLogia: viaggio tra storia e innovazione




                    Vale a dire, che tutte le attività che dovevano af rontare quotidianamente,
               quali per esempio, quelle concernenti l’addestramento formale, come il saluto e
               la presentazione al superiore, o quelle di natura comportamentale come la dispo-
               sizione di correre per spostarsi da un luogo ad un altro della caserma, oppure,
               quelle relative all’ordine da mantenere in camera o nell’armadietto che gli era
               stato assegnato, o, ancora, il famigerato “cubo” da eseguire nel migliore dei modi:
               tutte queste attività dovevano essere considerate come una palestra di addestra-
               mento.
                    Addestramento  non  solo  a  livello  f sico,  ma  anche  e  soprattutto  da  un
               punto di vista psicologico. Si sosteneva la tesi l’addestramento militare fosse volto
               all’acquisizione delle competenze necessarie per operare ef  cacemente sotto con-
               dizioni di stress. Alla luce di questi presupposti, tutte le attività proposte durante
               l’addestramento avrebbero avuto lo scopo di potenziare e consolidare anche le
               capacità psicologiche. Per raggiungere tale obiettivo, era fondamentale non solo
               fare af  damento sulle proprie risorse, ma anche e soprattutto sul supporto of er-
               to dai colleghi e dal gruppo, sia esso squadra o plotone, nel suo insieme.
                    L’esperienza del sharing Day ha dimostrato che investire nelle competenze
               relazionali e nel supporto reciproco sin dalle fasi iniziali dell’addestramento non
               solo migliora il benessere emotivo degli allievi, ma prepara anche un corpo di pro-
               fessionisti militari più coeso, resiliente e pronto ad af rontare le sf de operative
               più complesse con determinazione e spirito di squadra. Questo approccio inno-
               vativo non solo sostiene l’individuo nel suo sviluppo, ma raf orza anche la cultura
               organizzativa dell’Arma dei Carabinieri, promuovendo valori che vanno oltre il
               semplice addestramento militare, ma abbracciano l’essenza stessa dell’essere parte
               di una comunità impegnata a servire con lealtà e dedizione. Questo era l’atteggia-
               mento che veniva loro richiesto af  nché si attuasse e si consolidasse il principio
               secondo il quale nessuno resta indietro. Principio che vale tanto durante la fase
               addestrativa dell’allievo, quanto durante lo svolgimento delle attività operative
               del futuro maresciallo, giovane professionista dell’ordine e della sicurezza pubbli-
               ca, nonché, al suo livello, prossimo comandante di uomini.
                    Al contrario, nel contesto degli Istituti di formazione, laddove non era stato
               ef ettuato lo sharing Day, era emerso empiricamente un aspetto peculiare. Si era
               notato infatti che alcuni allievi sperimentavano una percezione tangibile di manca-
               ta integrazione nella squadra o nel plotone, accompagnata da un senso di esclusio-
               ne da parte degli altri durante le attività sia intra-addestrative sia extraddestrative.
               Questa osservazione era risultata particolarmente signif cativa, poiché indicava la
               presenza di dinamiche di gruppo non del tutto positive che, se non adeguatamente
               af rontate, potevano compromettere l’ef  cacia dell’intero processo formativo.

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