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i carabinieri e La psicoLogia: viaggio tra storia e innovazione




                    Le dif  coltà dovevano essere af rontate collettivamente e da un punto di
               vista organizzativo, sfruttando tutte le potenzialità del gruppo per promuovere
               una crescita sia personale che professionale. Se un allievo, per esempio, incontra-
               va dif  coltà nello studio o in qualche attività pratica, il gruppo doveva mettere in
               atto tutte le strategie di supporto necessarie af  nché il collega potesse superarle e
               mettersi al pari degli altri.
                    Solo  così  si  poteva  dare  senso  alla  metafora  che  contraddistingue  ogni
               appartenente all’Arma dei Carabinieri: sentirsi parte di una grande famiglia in
               cui  ci  si  aiuta  reciprocamente.  Condividere  sin  dall’inizio  questi  presupposti
               metaforici e simbolici signif cava anche porre le fondamenta per costruire un
               reale senso di solidarietà all’interno dell’Istituzione lungo il corso della carriera di
               ogni militare. L’attenzione verso sé stessi e verso il collega è un valore che deve
               essere costantemente “allenato” e, prima ancora, “appreso” durante l’addestra-
               mento, per prevenire e ridimensionare eventuali manifestazioni di malessere o
               disagio psicologico. Il mutuo soccorso non è da considerarsi solo un comporta-
               mento spontaneo, ma un aspetto della persona che va appreso e coltivato, af  n-
               ché possa essere attuato in situazioni potenzialmente pericolose.
                    Il presupposto su cui si fondava questo ragionamento era quello secondo cui
               se gli aspetti preventivi e protettivi facessero parte del bagaglio esperienziale del
               singolo, con ogni ragionevole probabilità potrebbero essere messi in pratica con
               naturalezza nel corso della carriera. Tuttavia, se una persona non sa come agire in
               particolari situazioni di dif  coltà di un conoscente, o non si era mai sperimentata
               nell’apportare aiuto a un collega, o ancora non aveva mai ritenuto di poter avva-
               lersi dell’aiuto di qualcuno in caso di bisogno, si trova di fronte a dif  coltà etiche
               insormontabili, poiché sarebbe stata propensa a non intervenire per non intro-
               mettersi nelle situazioni personali altrui o in quello che viene considerata la vita
               privata  del  collega.  Spesso,  durante  la  carriera  professionale  dei  carabinieri,  la
               linea che separa le situazioni personali da quelle di servizio è molto labile e dif  -
               cilmente identif cabile. I due mondi si sovrappongono frequentemente e non è
               raro  che  non  si  distinguano  af atto.  Imparare  il  tatto  e  la  sensibilità  con  cui
               af rontare certe vicende personali, specialmente in sede addestrativa, diventava
               dunque il valore aggiunto da of rire alle nuove generazioni di carabinieri. Questi
               ultimi, chiamati a svolgere servizi in cui le competenze relazionali sarebbero state
               uno strumento strategico da allenare e perfezionare, avrebbero trovato in tali
               competenze  un  pilastro  fondamentale  per  il  loro  operato.  Attraverso  questo
               approccio, si intendeva promuovere una cultura della solidarietà e del mutuo
               sostegno, valori imprescindibili per garantire l’ef  cacia operativa e il benessere
               psicologico dei membri dell’Arma.

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