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i carabinieri e La psicoLogia: viaggio tra storia e innovazione




                    Le attività del sharing Day si estendevano per otto periodi addestrativi e si
               basavano su attività e situazioni stimolo destrutturate, in cui venivano utilizzati i
               role play (ovvero gioco di ruolo), cioè simulazioni di situazioni reali, attinenti alla
               vita di caserma, che prevedevano degli obiettivi di gruppo da raggiungere, in un
               tempo pref ssato seguendo determinate regole.
                    Queste simulazioni di situazioni reali in ambito caserma hanno consentito
               di favorire, f n dalle fasi iniziali dell’incorporamento, la conoscenza reciproca tra
               gli allievi, la coesione all’interno del plotone, la condivisione degli obiettivi comu-
               ni e il sostegno reciproco, facilitando così l’apprendimento di comportamenti
               ef  caci per l’adattamento e lo sviluppo di competenze professionali.
                    Lo sharing Day si conf gura quindi non solo come un momento formativo
               cruciale all’interno del percorso accademico dei nuovi allievi, ma anche come
               un’occasione per promuovere una cultura organizzativa orientata alla prevenzio-
               ne e al benessere del personale, aspetti fondamentali per il consolidamento di una
               formazione militare di eccellenza. Il modulo formativo preliminare è stato conce-
               pito come una fase propedeutica mirata a ottimizzare l’adattamento delle nuove
               reclute al contesto militare e a prepararle ad af rontare congiuntamente le prime
               sf de, le dif  coltà e lo stress iniziali. Questa iniziativa si basava su presupposti con-
               cettuali ben fondati nel campo dell’apprendimento, ampiamente documentati
               nella letteratura psicologica e, più recentemente, supportati anche dalle ricerche
               avanzate nelle neuroscienze.
                    Sembra opportuno ricordare che le neuroscienze, con l’ausilio di tecniche
               di neuroimmagine sempre più sof sticate, hanno gettato luce sui processi attra-
               verso i quali il cervello acquisisce e organizza le conoscenze. È stato osservato che
               l’architettura biologica del cervello si sviluppa grazie a neuroni che formano cir-
               cuiti interconnessi, su cui viaggiano tutte le informazioni rilevanti. Questi circui-
               ti si raf orzano, si debilitano o si stabilizzano in base agli stimoli ricevuti, inf uen-
               zando così il processo di apprendimento. È utile concepire il cervello come una
               f tta  foresta,  dove  i  sentieri  più  frequentati  diventano  piste  durature,  mentre
               quelli trascurati si impoveriscono f no a scomparire nel tempo. Questa plasticità
               cerebrale rappresenta la capacità del cervello di adattarsi e modif carsi in risposta
               agli stimoli ambientali. nel processo di apprendimento, le connessioni neurali si
               modellano e si raf orzano con l’uso continuato, mentre si af  evoliscono se non
               sono sollecitate. L’idea alla base di questo fenomeno della plasticità cerebrale è
               chiara e diretta: il cervello modif ca la sua struttura mentre apprende. Le connes-
               sioni attivate regolarmente vengono mantenute con uno sforzo sempre minore,
               mentre quelle inattive vengono gradualmente eliminate.



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