Page 215 - Rassegna 2024-4 supplemento
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i carabinieri e La psicoLogia: viaggio tra storia e innovazione
Le attività del sharing Day si estendevano per otto periodi addestrativi e si
basavano su attività e situazioni stimolo destrutturate, in cui venivano utilizzati i
role play (ovvero gioco di ruolo), cioè simulazioni di situazioni reali, attinenti alla
vita di caserma, che prevedevano degli obiettivi di gruppo da raggiungere, in un
tempo pref ssato seguendo determinate regole.
Queste simulazioni di situazioni reali in ambito caserma hanno consentito
di favorire, f n dalle fasi iniziali dell’incorporamento, la conoscenza reciproca tra
gli allievi, la coesione all’interno del plotone, la condivisione degli obiettivi comu-
ni e il sostegno reciproco, facilitando così l’apprendimento di comportamenti
ef caci per l’adattamento e lo sviluppo di competenze professionali.
Lo sharing Day si conf gura quindi non solo come un momento formativo
cruciale all’interno del percorso accademico dei nuovi allievi, ma anche come
un’occasione per promuovere una cultura organizzativa orientata alla prevenzio-
ne e al benessere del personale, aspetti fondamentali per il consolidamento di una
formazione militare di eccellenza. Il modulo formativo preliminare è stato conce-
pito come una fase propedeutica mirata a ottimizzare l’adattamento delle nuove
reclute al contesto militare e a prepararle ad af rontare congiuntamente le prime
sf de, le dif coltà e lo stress iniziali. Questa iniziativa si basava su presupposti con-
cettuali ben fondati nel campo dell’apprendimento, ampiamente documentati
nella letteratura psicologica e, più recentemente, supportati anche dalle ricerche
avanzate nelle neuroscienze.
Sembra opportuno ricordare che le neuroscienze, con l’ausilio di tecniche
di neuroimmagine sempre più sof sticate, hanno gettato luce sui processi attra-
verso i quali il cervello acquisisce e organizza le conoscenze. È stato osservato che
l’architettura biologica del cervello si sviluppa grazie a neuroni che formano cir-
cuiti interconnessi, su cui viaggiano tutte le informazioni rilevanti. Questi circui-
ti si raf orzano, si debilitano o si stabilizzano in base agli stimoli ricevuti, inf uen-
zando così il processo di apprendimento. È utile concepire il cervello come una
f tta foresta, dove i sentieri più frequentati diventano piste durature, mentre
quelli trascurati si impoveriscono f no a scomparire nel tempo. Questa plasticità
cerebrale rappresenta la capacità del cervello di adattarsi e modif carsi in risposta
agli stimoli ambientali. nel processo di apprendimento, le connessioni neurali si
modellano e si raf orzano con l’uso continuato, mentre si af evoliscono se non
sono sollecitate. L’idea alla base di questo fenomeno della plasticità cerebrale è
chiara e diretta: il cervello modif ca la sua struttura mentre apprende. Le connes-
sioni attivate regolarmente vengono mantenute con uno sforzo sempre minore,
mentre quelle inattive vengono gradualmente eliminate.
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