Page 210 - Rassegna 2024-4 supplemento
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                  Questo processo di elaborazione collettiva del lutto, sebbene doloroso, era
             essenziale per il loro sviluppo emotivo e per la coesione del gruppo. Il percorso
             non era stato facile, ma attraverso queste dif  coltà, i cadetti avevano imparato a
             sostenersi reciprocamente, a capire il valore del ricordo e dell’amicizia, e a trovare
             un equilibrio tra il rispetto per la memoria del compagno scomparso e la necessità
             di andare avanti.
                  Inizialmente, non si colse appieno l’importanza dei colloqui collettivi e i
             risultati emotivi che avevano prodotto. Tuttavia, durante i successivi colloqui
             individuali, emerse un riscontro signif cativo. ogni cadetto ebbe l’opportunità di
             rif ettere sul proprio modo di af rontare l’evento traumatico, comprendendo che
             le loro reazioni erano condivise solo da alcuni, mentre altri avevano metodi diver-
             si di gestione della stessa situazione. La maggior parte dei cadetti arrivò a com-
             prendere che non esisteva un modo giusto o sbagliato per vivere un evento emo-
             tivamente toccante; ogni individuo, in funzione della propria sensibilità e del
             proprio carattere, af rontava la situazione dif  cile a modo suo. La rif essione col-
             lettiva portò alla considerazione che conoscere la posizione dell’altro non signif -
             cava necessariamente approvarne il modo di reagire, ma of riva l’opportunità di
             leggere e comprendere i comportamenti altrui senza interpretarli attraverso le
             proprie categorie e, soprattutto, senza giudicarli. Questa consapevolezza favorì
             una maggiore comprensione reciproca. In sintesi, la conoscenza della posizione
             dell’altro rappresentò il valore aggiunto dei colloqui collettivi. Questo aspetto si
             rivelò fondamentale non tanto per raggiungere una condivisione collettiva delle
             stesse  modalità  di  reazione  all’evento  traumatico,  quanto  per  comprendere  la
             posizione emotiva dell’altro e inquadrare il suo comportamento in funzione del
             suo modo di gestire la situazione traumatica. Diversamente, in un evento analogo
             accaduto in passato in un contesto volutamente imprecisato per motivi di riser-
             vatezza, la reazione dell’Istituzione fu diversa. In quella circostanza, un luminare
             nel campo della psichiatria fu convocato per una valutazione approfondita della
             situazione. Dopo un’accurata analisi, consigliò alla linea di comando di concede-
             re una settimana di licenza agli allievi per permettere loro di recuperare la serenità
             perduta a causa dello spiacevole evento. Tuttavia, questa soluzione, apparente-
             mente basata sul buon senso, non portò i risultati sperati. Col senno di poi, si
             comprese che la compagnia non ebbe modo di elaborare e condividere l’esperien-
             za luttuosa in modo collettivo.
                  Gli uf  ciali psicologi dell’Arma dei Carabinieri registrarono successivamen-
             te una sorta di attivazione emozionale più accentuata rispetto ad altri corsi in for-
             mazione. In quel corso, si avvertiva la percezione di un conf itto latente mai risol-
             to, che emergeva nelle relazioni interpersonali quotidiane.

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