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i carabinieri e La psicoLogia: viaggio tra storia e innovazione




                    Mentre, in un’ottica sistemica, il cosiddetto caso, l’individuo portatore di dif-
               f coltà,  avrebbe  come  primo  approccio  proprio  la  promozione  della  linea  di
               comando e la messa in opera delle possibili soluzioni organizzative af  nché a quel-
               la dif  coltà rilevata all’interno del plotone sia data una risposta pertinente all’atti-
               vità e alla formazione militare. Di conseguenza, laddove non ci sia una reale con-
               dizione signif cativamente disfunzionale, si cerca di promuovere una risposta o un
               tipo di intervento, sicuramente più articolato e complesso, ma più ef  cace e dura-
               turo, in sintonia con il cosiddetto spirito di corpo e le regole militari. Inoltre, un
               eventuale intervento di “normalizzazione” o di ripristino di un nuovo equilibrio
               di gruppo, sempre in un’ottica sistemica, non è tanto basato sull’analisi delle rego-
               le che governano uno specif co sistema, o sul “perché” di quelle regole, ma sul
               “come” e il modo in cui l’applicazione concreta di quelle regole incida sui rapporti
               degli individui all’interno dei gruppi di cui fanno parte. Il plotone, come qualsiasi
               altro sistema di piccoli gruppi, non è caratterizzato dalla somma di un certo nume-
               ro di individui e dalle loro caratteristiche individuali, ma dai meccanismi che lo
               tengono unito, dai legami che intercorrono tra i singoli soggetti e dalla qualità
               delle relazioni interpersonali. Alla luce di questi principi, il Centro di Psicologia
               Applicata per la Formazione ha svolto la propria attività seguendo linee guida
               precise: promuovere una psicologia positiva, sviluppare una psicologia aderente
               al lavoro dei carabinieri, condividere una metodologia psicologica utile e leggere
               le problematiche psicologiche nell’ottica dell’azione di comando. Gli uf  ciali del
               CePAF hanno sempre mirato a coinvolgere la linea gerarchica prima di interve-
               nire con un’azione psicologica terapeutica, promuovendo una risposta organiz-
               zativa e di gruppo alle dif  coltà emerse.

               Accademia Militare di Modena
                    Presso l’Accademia Militare di Modena, il CePAF, f n dalla sua istituzione,
               ha orientato le proprie attività verso i cosiddetti colloqui motivazionali. Questi
               colloqui,  secondo  l’accezione  degli  uf  ciali  psicologici  del  CePAF,  non  erano
               strumenti per valutare le potenzialità dei cadetti, bensì per agevolare la loro rif es-
               sione sull’andamento del loro adattamento al contesto militare e sulle motivazio-
               ni che li avevano spinti inizialmente ad arruolarsi e su come tali motivazioni si
               fossero mantenute o modif cate nel corso del tempo trascorso nell’Accademia. Il
               colloquio motivazionale, così concepito, mirava a comprendere in forma dialogi-
               ca (tra uf  ciale psicologo e cadetto) le ragioni che sostenevano la scelta del cadet-
               to e le modalità attraverso le quali egli era disposto ad af rontare le numerose sol-
               lecitazioni of erte dalla vita accademica.



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