Page 204 - Rassegna 2024-4 supplemento
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Detto in modo semplice, il tutto si può riassumere secondo la massima che
se qualcuno ha una difficoltà, qualcun altro ha permesso che ciò avvenisse.
In linea teorica, l’individuo che presenta qualche dif coltà di ambientamen-
to o di apprendimento nel contesto militare, è un individuo che è stato lasciato
solo con la sua dif coltà da superare. E a nulla serve, un generico richiamo alle pro-
prie “responsabilità” da parte dei superiori se non ad accentuarne la dif coltà. Ma
se la dif coltà venisse condivisa e venisse af rontata dal gruppo ed in gruppo, con
ogni ragionevole probabilità ne gioverebbe sia il membro del gruppo che si trova
a vivere quella dif coltà, sia il gruppo in termini di raf orzamento del cosiddetto
spirito di corpo e di condivisione di responsabilità. Seguendo questo vertice di
analisi, il cosiddetto disagio è espressione transitoria di una determinata situazione
di dif coltà che un individuo può vivere all’interno del contesto “plotone” in cui
è inserito. Se l’attenzione non fosse solo rivolta solo sull’individuo, ma sul sistema
di relazioni in cui è inserito, la dif coltà del singolo assumerebbe una valenza di
gruppo. Agendo sul sistema e sul suo equilibrio, si possono risolvere situazioni
percepite come disfunzionali. un individuo in dif coltà, lasciato solo con il suo
problema, peggiora se richiamato alle responsabilità dai superiori. Condividendo
e af rontando la dif coltà in gruppo, ne gioverebbe sia il singolo sia il gruppo, raf-
forzando lo spirito di corpo e la condivisione delle responsabilità.
Il plotone, come qualsiasi sistema di piccoli gruppi, è def nito dai legami tra
i suoi membri e dalla qualità delle loro relazioni interpersonali. Questo principio
ha da sempre guidato l’approccio del CePAF, che si impegnava a promuovere
una cultura di psicologia positiva e adatta al contesto militare.
La gestione di queste dif coltà dovrebbe coinvolgere l’intero plotone, non
solo l’individuo in questione. Questo approccio promuove una risposta organiz-
zativa e collettiva, favorendo la coesione del gruppo e lo spirito di corpo.
In questo contesto, il disagio è una espressione transitoria di una dif coltà
all’interno del plotone. Il problema non è solo la dif coltà del singolo, ma come
viene gestita dal plotone, considerato come un sistema con le sue componenti:
membri, linea gerarchica, contesto e regole. non si tratta di osservare solo i def cit
dell’individuo, ma di promuovere soluzioni organizzative che rispondano alla
formazione militare.
Secondo questo approccio, dunque, si tenta di andare oltre e di superare
un’ottica di analisi esclusivamente centrata sull’osservazione dell’individuo e dei
suoi presunti deficit. ottica che comporterebbe la delega dell’azione di comando
al professionista di turno, psicologo o psichiatra, esperto in deficit psicologici da
ricondurre ad una supposta normalità.
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