Page 207 - Rassegna 2024-4 supplemento
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i carabinieri e La psicoLogia: viaggio tra storia e innovazione
La capacità di integrare queste rif essioni nella propria narrazione personale
consente di riscrivere la storia personale in modo più completo e consapevole.
Signif ca accettare il proprio vissuto emotivo, comprenderlo e trasformarlo in un
elemento costruttivo della propria crescita individuale.
In un ambiente militare “chiuso”, caratterizzato da pochi scambi relazionali
con l’esterno, venivano stimolate e sollecitate parti emotive spesso tenute sotto
controllo per via dello spirito di subordinazione e di quello di sacrif cio. La libera
espressione delle proprie emozioni, sia positive che negative, non era considerata
“naturale” nella cultura accademica.
Durante l’adattamento alla vita d’accademia, non era raro che si possa speri-
mentare una reazione emotiva inaspettata. Questa reazione spesso rendeva il sog-
getto incapace di rispondere adeguatamente a eventi che, teoricamente, sconvol-
gevano la sua esistenza o lo mettevano sotto intensa pressione psicologica, provo-
cando una sorta di chiusura cognitiva ed emotiva. Pertanto, diventava vitale per i
cadetti imparare a riconoscere, verbalizzare e contestualizzare certe dinamiche
emotive come primo passo di un lavoro psicologico volto alla riappropriazione e
gestione delle proprie emozioni. Ad esempio, quando si invitavano i cadetti a “ver-
balizzare” le proprie emozioni, si chiedeva loro di dare un nome agli stati d’animo
sperimentati in quel momento e in quel contesto preciso. non era raro che succe-
desse che un cadetto poteva sentirsi teso o nervoso dopo una giornata intensa
senza comprendere se tale stato d’animo derivasse da una reale incapacità di
rispondere proattivamente alle sollecitazioni o dal contesto e dalle pressioni che
esso esercitava.
nel primo caso, il cadetto, nel suo dialogo interiore, tendeva a rimuginare
sul suo senso di impotenza nel non riuscire a cambiare le cose per migliorare la
propria prestazione o la propria condizione, in generale. ovvero, poteva sentirsi
inef cace, aggravando il proprio senso di frustrazione e inadeguatezza.
nel secondo caso, riconoscere l’impatto del contesto sul proprio stato
d’animo poteva salvaguardare il proprio senso di autoef cacia e permettere una
risposta più proattiva alle sollecitazioni, come migliorare l’allenamento o speri-
mentare nuove risorse. Vale a dire, il senso di frustrazione, che si prova nel
primo caso, tende ad agisce sul proprio senso di inadeguatezza e sul proprio
senso di colpa. Aspetti che non aiutano quell’individuo a superare le dif coltà,
ma concorrono ad incrementare il suo senso di dif coltà e di disagio, sottopo-
nendolo ad un ulteriore stress emotivo. Al contrario, nel secondo caso, realizzare
che l’ambiente ha esercitato sulle proprie capacità di risposta un certo grado di
stress, dar voce a quell’esperienza soggettiva di logorio, che, se per un verso, fa
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