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i carabinieri e La psicoLogia: viaggio tra storia e innovazione




                    La capacità di integrare queste rif essioni nella propria narrazione personale
               consente di riscrivere la storia personale in modo più completo e consapevole.
               Signif ca accettare il proprio vissuto emotivo, comprenderlo e trasformarlo in un
               elemento costruttivo della propria crescita individuale.
                    In un ambiente militare “chiuso”, caratterizzato da pochi scambi relazionali
               con l’esterno, venivano stimolate e sollecitate parti emotive spesso tenute sotto
               controllo per via dello spirito di subordinazione e di quello di sacrif cio. La libera
               espressione delle proprie emozioni, sia positive che negative, non era considerata
               “naturale” nella cultura accademica.
                    Durante l’adattamento alla vita d’accademia, non era raro che si possa speri-
               mentare una reazione emotiva inaspettata. Questa reazione spesso rendeva il sog-
               getto incapace di rispondere adeguatamente a eventi che, teoricamente, sconvol-
               gevano la sua esistenza o lo mettevano sotto intensa pressione psicologica, provo-
               cando una sorta di chiusura cognitiva ed emotiva. Pertanto, diventava vitale per i
               cadetti  imparare  a  riconoscere,  verbalizzare  e  contestualizzare  certe  dinamiche
               emotive come primo passo di un lavoro psicologico volto alla riappropriazione e
               gestione delle proprie emozioni. Ad esempio, quando si invitavano i cadetti a “ver-
               balizzare” le proprie emozioni, si chiedeva loro di dare un nome agli stati d’animo
               sperimentati in quel momento e in quel contesto preciso. non era raro che succe-
               desse che un cadetto poteva sentirsi teso o nervoso dopo una giornata intensa
               senza  comprendere  se  tale  stato  d’animo  derivasse  da  una  reale  incapacità  di
               rispondere proattivamente alle sollecitazioni o dal contesto e dalle pressioni che
               esso esercitava.
                    nel primo caso, il cadetto, nel suo dialogo interiore, tendeva a rimuginare
               sul suo senso di impotenza nel non riuscire a cambiare le cose per migliorare la
               propria prestazione o la propria condizione, in generale. ovvero, poteva sentirsi
               inef  cace, aggravando il proprio senso di frustrazione e inadeguatezza.
                    nel  secondo  caso,  riconoscere  l’impatto  del  contesto  sul  proprio  stato
               d’animo poteva salvaguardare il proprio senso di autoef  cacia e permettere una
               risposta più proattiva alle sollecitazioni, come migliorare l’allenamento o speri-
               mentare  nuove  risorse.  Vale  a  dire,  il  senso  di  frustrazione,  che  si  prova  nel
               primo caso, tende ad agisce sul proprio senso di inadeguatezza e sul proprio
               senso di colpa. Aspetti che non aiutano quell’individuo a superare le dif  coltà,
               ma concorrono ad incrementare il suo senso di dif  coltà e di disagio, sottopo-
               nendolo ad un ulteriore stress emotivo. Al contrario, nel secondo caso, realizzare
               che l’ambiente ha esercitato sulle proprie capacità di risposta un certo grado di
               stress, dar voce a quell’esperienza soggettiva di logorio, che, se per un verso, fa



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