Page 203 - Rassegna 2024-4 supplemento
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i carabinieri e La psicoLogia: viaggio tra storia e innovazione




                    Il secondo cerchio è la “Challenge Zone” o Zona di Rischio Accettabile,
               dove l’individuo af ronta nuove situazioni che, pur generando tensione, sono
               accettabili e stimolanti. Il terzo cerchio è la cosiddetta “Panic Zone”, dove l’indi-
               viduo sperimenta paura e ansia estrema, un’area da evitare.
                    La formazione esperienziale, soprattutto quella outdoor, opera e solletica
               operare nella challenge zone, spingendo l’individuo ad andare oltre la sua zona
               di comfort senza entrare nella panic zone. La comfort zone, se troppo frequen-
               tata, può restringersi, portando a una vita monotona e priva di crescita. Al con-
               trario, operare nella challenge zone permette di sviluppare nuove competenze e
               raf orzare la resilienza. L’outdoor training ha dimostrato grande successo nella
               formazione di quadri dirigenti, soprattutto in contesti complessi. Spingere le per-
               sone fuori dalla loro comfort zone le aiuta a riconoscere e migliorare le proprie
               capacità e criticità, rompendo schemi e promuovendo una crescita costante.
                    Questo approccio richiede umiltà e desiderio di apprendere e migliorare,
               superando il tradizionale “si è sempre fatto così”.
                    Questo presupposto teorico, valido per il singolo, risulta ancora più signif -
               cativo in un contesto di gruppo, come l’ambito addestrativo militare. un approc-
               cio teorico che of re spunti di analisi interessanti è quello sistemico , secondo
                                                                                194
               cui i fenomeni complessi non rispondono a logiche lineari di causa-ef etto, ma a
               una causalità circolare, dove causa ed ef etto si inf uenzano reciprocamente.
                    In un contesto di gruppo, come quello militare, l’approccio sistemico risul-
               tava particolarmente rilevante. L’approccio sistemico non si limitava a considera-
               re i singoli individui, ma analizzava il gruppo come un sistema dotato di proprie
               caratteristiche. In questo sistema, il comportamento di un individuo inf uenzava
               e veniva inf uenzato dagli altri, seguendo una causalità circolare. nel contesto di
               un plotone, il problema non era solo la dif  coltà di un membro, ma come il plo-
               tone  gestiva  quella  dif  coltà.  L’organizzazione  del  plotone  non  si  basava  solo
               sugli individui, ma sulle interazioni e le relazioni che ne def nivano l’unità. un
               approccio sistemico cercava di superare l’analisi centrata sull’individuo e pro-
               muoveva una risposta organizzativa alle dif  coltà, in sintonia con lo spirito di
               corpo e le regole militari. Il plotone, come qualsiasi sistema di piccoli gruppi, era
               def nito dai legami e dalle qualità delle relazioni interpersonali, non dalla somma
               delle caratteristiche individuali dei suoi membri. In un’ottica sistemica, un mem-
               bro in dif  coltà è considerato come un anello debole del sistema, rif ettendo una
               incapacità di adattamento non solo individuale, ma anche del gruppo al contesto.
               194 nel linguaggio scientif co, in particolare in ecologia, l’approccio sistemico è un metodo di studio
                   che si focalizza sulle correlazioni e interazioni fra le variabili signif cative di un sistema comples-
                   so, quale è l’ecosistema. (Sistemico - Enciclopedie on line, s.d.)

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