Page 211 - Rassegna 2024-4 supplemento
P. 211

i carabinieri e La psicoLogia: viaggio tra storia e innovazione




                    Queste relazioni erano spesso segnate non da un sincero senso di amicizia e
               fratellanza, ma da sentimenti di dif  denza e ridotta f ducia, accompagnati da un
               basso livello di tolleranza reciproca. Alla f ne dell’anno accademico, in quel corso
               si registrarono numerosi contrasti interpersonali, alcuni dei quali si conclusero
               con l’espulsione dall’Arma dei Carabinieri dei protagonisti.
                    Probabilmente,  l’indicazione  di  concedere  una  settimana  di  licenza,  pur
               potendo sembrare una misura distensiva in un momento di particolare tensione,
               implicava che il trauma dovesse essere risolto individualmente da ciascun allievo.
               L’Istituzione sembrava promuovere implicitamente il messaggio che il fatto non
               dovesse essere considerato un evento collettivo, ma un episodio che interessava il
               singolo  individuo,  che  doveva  quindi  af rontarlo  e  superarlo  da  solo.  Questa
               impostazione portò i cadetti a interiorizzare il lutto attingendo esclusivamente
               alle proprie risorse psicologiche, interpretando i comportamenti degli altri attra-
               verso i propri pregiudizi e le proprie categorie di lettura.
                    Di conseguenza, si crearono le condizioni per accentuare le divergenze tra i
               commilitoni, dando origine a veri e propri conf itti interpersonali. Questo scena-
               rio dimostrò come la mancata elaborazione collettiva di un evento traumatico
               potesse avere ripercussioni negative sul gruppo, minando la coesione e la f ducia
               reciproca. L’esperienza evidenziò l’importanza di un approccio condiviso e sup-
               portato per af rontare situazioni di lutto e trauma, sottolineando come il soste-
               gno reciproco e la condivisione delle emozioni fossero fondamentali per il benes-
               sere psicologico del gruppo e per il mantenimento della disciplina e dell’unità
               all’interno dell’Accademia.
                    A conclusione di quanto esposto, mi sia concesso af ermare che, a distanza
               di tempo, ho avuto modo di incontrare quei cadetti che, divenuti provetti uf  cia-
               li, avevano avuto l’opportunità di condividere con i loro colleghi il loro stato
               emotivo. A dif erenza di quanto si era verif cato nella seconda circostanza descrit-
               ta, con loro si ricorda quel capitolo della storia accademica con pacif ca accetta-
               zione e sana integrazione nella propria narrazione personale. Aver avuto l’occasio-
               ne di “verbalizzare”, sebbene in modo incerto e poco naturale, quella vicenda e
               soprattutto di conoscere e condividere le rispettive modalità di superare quel-
               l’evento funesto ha attenuato, nella mente e nei ricordi di tutti noi, le asperità e le
               dif  coltà di quella triste vicenda che ci ha coinvolti tutti, sebbene in modi diversi.
               Il ricordo di quell’esperienza, ha rappresentato un apprendimento signif cativo
               ed è stato ulteriormente sviluppato e applicato in circostanza professionali simili.
                    nei principi operativi del CePAF, il fattore umano è stato e continua a essere
               un elemento cruciale su cui investire, considerandolo una risorsa irrinunciabile di
               competenze e capacità.

                                                                                        209
   206   207   208   209   210   211   212   213   214   215   216