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i carabinieri e La psicoLogia: viaggio tra storia e innovazione




                    Questo concetto, con grande perizia esposto dal Cap. Giuseppe Vitali nel
               suo articolo del 1969 sulla Rivista Militare, rispecchia la complessità e la sotti-
               gliezza di tale processo:
                    indubbiamente le previsioni della selezione non potranno pervenire ad essere
               immuni da errore in quanto sia il perito selettore sia l’esaminato sono degli esseri
               umani e pertanto soggetti ad errare. peraltro una approssimazione dell’85% è da
               considerarsi valida, specie per la maggior elasticità intrinseca al nuovo metodo,
               potrà certamente essere riscontrata se, come auspicabile, i quadri preposti all’adde-
               stramento dei reparti, prima di emettere un giudizio sugli uomini loro affidati,
               adotteranno criteri di valutazione simili a quelli adottati in sede di selezione (spe-
               cie per quanto concerne le cause di errori intuitivi) così da poter prevenire, attraver-
               so una valutazione quanto più vicina possibile alla realtà, serena e scevra da qua-
               lunque pregiudizio, ad una sostanziale correlazione dei giudizi formulati in sede
               di previsioni selettive (leggasi predesignazione) e di valutazione del rendimento
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               individuale al termine dell’apprendimento .
                    Il perito selettore, f gura centrale di questo processo, come si è detto, si reg-
               geva su due pilastri fondamentali: uno di natura teorica e l’altro di natura prati-
               ca. Il primo trae linfa dalle conoscenze accumulate attraverso gli studi, mentre il
               secondo emana dall’esperienza e dalla capacità di applicare tali conoscenze con
               discernimento,  sebbene  con  un  tocco  di  soggettività,  ma  sempre  basato  su
               un’analisi sistematica dei dati. Quest’ultimo punto mette in luce gli assi portanti
               della formazione del perito selettore attitudinale. Da un lato, emerge la f gura
               dell’uf  ciale come esperto della complessa cultura organizzativa, dotato di una
               conoscenza  approfondita  dei  vari  reparti  dell’Arma.  Dall’altro,  si  sottolinea
               l’importanza  dello  studio  della  psicologia,  elemento  chiave  che  conferisce  al
               perito selettore una specif ca competenza nel campo. L’integrazione di queste
               due dimensioni del sapere, la cultura organizzativa e la psicologia accademica,
               che ancora oggi mantengono la loro vivacità euristica, costituisce il tessuto con-
               nettivo  indispensabile  per  un’esecuzione  ef  cace  del  ruolo  di  perito  selettore
               attitudinale.
                    In quegli anni, si assisteva a un crescente impegno personale da parte degli
               uf  ciali d’Arma incaricati di tale funzione, evidenziato dalla partecipazione a corsi
               universitari e da una fervida attenzione verso la nascente disciplina psicologica.
               Tuttavia, va notato che questo impegno spesso rimaneva conf nato a pochi uf  -
               ciali “illuminati”, i quali, grazie ai corsi di qualif cazione e alla consapevolezza
               delle  potenzialità  of erte  dalla  psicologia,  si  adoperavano  attivamente  e  spesi  a


               139 G. Vitali, 1969.

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