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                  L’attenzione alla dimensione psicologica sembrava rispondere anche alla
             necessità di garantire un adattamento ottimale del giovane al contesto militare,
             prevenendo e gestendo in anticipo eventuali dif  coltà psicologiche che avrebbe-
             ro potuto inf uire negativamente sulla performance e sul benessere dei soldati.
                  Inoltre,  questa  integrazione  rif etteva  un’evoluzione  della  concezione  del
             servizio militare, non più visto esclusivamente come un ambito di forza f sica e
             disciplina, ma anche come un ambiente in cui il benessere psicologico e la valo-
             rizzazione delle competenze individuali giocavano un ruolo fondamentale.
                  L’inserimento  dello  psicologo,  quindi,  rappresentava  un  riconoscimento
             preavvertito del ruolo cruciale della psicologia nella valutazione dell’idoneità al
             servizio militare, anticipando di qualche anno la regolamentazione formale della
             professione, avvenuta con la legge n. 56 del 18 febbraio 1989.
                  Sebbene all’epoca lo psicologo operasse come consulente, e gli atti ammini-
             strativi fossero formalmente di competenza dell’uf  ciale medico, il consulto psi-
             cologico forniva una valutazione approfondita della personalità del candidato,
             delle sue motivazioni, del suo livello di adattamento al contesto militare e delle
             sue potenziali dif  coltà.
                  Ebbene ricordare anche che l’integrazione della f gura dello psicologo nel
             contesto militare non fu priva di criticità. uno dei principali ostacoli risiedeva
             nella mancanza di una formazione specif ca per gli psicologi, molti dei quali pro-
             venivano dal settore civile.
                  Questa lacuna formativa, unita ad una sorta di “soggezione” nei confronti
             degli uf  ciali medici, talvolta limitava l’ef  cacia del loro contributo alla selezione
             militare. La collaborazione tra psicologi e medici non sempre risultava ottimale,
             e ciò poteva compromettere la qualità complessiva del processo di selezione.
                  Tuttavia, l’integrazione di competenze psicologiche nel processo di valuta-
             zione contribuiva a una migliore comprensione delle risorse umane, permetten-
             do di sfruttare appieno il potenziale di ciascun individuo e promuovendo un
             ambiente militare più attento alle esigenze e alle capacità dei suoi membri.
                  nel 1990, il Colonnello Roberto Speciale, nella Rivista Militare, illustrò
             l’importante  innovazione  nel  panorama  del  reclutamento  militare  italiano:  la
             nuova  organizzazione  della  Leva,  Selezione,  Reclutamento  e  Mobilitazione
             (LRM) .
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             143 R.  Speciale,  1990.  Il  nuovo  modello  LRM  era  così  articolato:  “n.  7  Comandi  Leva,
                 Reclutamento e Mobilitazione - uno per Regione Militare - quali organi di comando, coordina-
                 mento e controllo che si pongono come anello intermedio tra il vertice centrale preposto al set-
                 tore (Direzione Generale della Leva) e gli organi esecutivi del sistema; n. 22 Distretti Militari - di
                 massima uno per Regione Amministrativa - alle dipendenze dei rispettivi Comandi LRM, con

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