Page 95 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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L’ARMA DEI CARABINIERI REALI
                               DALL’ARRESTO DI MUSSOLINI ALLA SUA LIBERAZIONE



                    Il Re si rivolge a Mussolini con garbo e discrezione ma in maniera deter-
               minata. Gli comunica che è giunto il momento di intervenire per sottrarre la
               nazione da ulteriori sofferenze e ottenere dagli Alleati il trattamento più favore-
               vole possibile: io vi voglio bene e ve l’ho dimostrato più volte difendendovi contro ogni attac-
               co, ma questa volta devo pregarvi di lasciare il vostro posto e di lasciarmi libero di affidare ad
               altri il governo . Informa il duce che Badoglio avrebbe assunto al suo posto la
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               carica di Capo del Governo. Mussolini è disorientato e turbato. Tenta una fiacca
               replica sostenendo che il Gran Consiglio è un organo consultivo il cui voto non
               ha peso alcuno. Il Re, invece, che ne ha colto il significato politico e il destro per
               agire, ribadisce con delicatezza che oramai non gli è più permesso di restare iner-
               te. Mussolini è prostrato: Allora tutto è finito […] e cosa sarà di me? E della mia fami-
               glia? . Il Sovrano garantisce che avrebbe risposto lui con la mia testa, della vostra
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               sicurezza personale. Statene certo . Accompagna il duce al pianerottolo, in cima alla
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               scalinata, e lo congeda dicendogli vi voglio bene; stringe con cordialità la mano a
               Mussolini  e si sistema dietro un angolo in attesa di vedere i Carabinieri che lo
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               arrestano .  Mestamente  Mussolini  scende  lo  scalone  avviandosi  con  De
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               Cesare verso la sua automobile. Non vi trova Boratto, il suo fedele autista, poco
               prima prelevato e condotto lontano. Si imbatte, invece, nel capitano Vigneri e
               nel collega Aversa. Alle loro spalle i tre prestanti vicebrigadieri.
                    I due ufficiali gli parano il passo; qualche metro indietro ci sono Frignani
               e Morazzini. Mussolini sobbalza. Il Capitano Vigneri, sull’attenti e con voce
               ferma e stentorea gli ingiunge: Duce, in nome di Sua Maestà il Re vi preghiamo di
               seguirci per sottrarvi ad eventuali violenze da parte della folla. Mussolini è perplesso e
               infastidito: ma non ce n’è bisogno! risponde, aggiungendo che non vi è alcun peri-
               colo per la sua persona. Vigneri insiste: Duce, ho un ordine da eseguire. Rassegnato,
               fa per dirigersi verso la sua auto ma l’ufficiale ne blocca l’incedere: no, duce, biso-
               gna venire con la mia macchina - replica - e lo invita a seguirlo verso l’ambulanza
               posta sul retro della villa, alla cui vista Mussolini esita. Vigneri, allora, lo prende
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               per il gomito sinistro e lo aiuta a salire . A bordo salgono anche De Cesare, lo
               stesso Vigneri, Aversa e i tre sottufficiali. Sono le 17:20. Nello stesso istante, al
               Quirinale,  nell’ufficio  del  duca  d’Acquarone,  sono  presenti  il  generale
               Castellano, il suo primo collaboratore maggiore Marchesi e il generale Cerica.
               (18)  P. Puntoni, Parla Vittorio Emanuele III cit., p. 145.
               (19)  P. Monelli, Mussolini piccolo borghese cit., p. 245.
               (20)  P. Puntoni, Parla Vittorio Emanuele III cit., pp. 145-146.
               (21)  Emilio Gentile, 25 luglio 1943, Bari, Laterza, 2020, p. 251.
               (22)  R. Zangrandi, 1943: 25 luglio - 8 settembre cit., p. 156.
               (23)  Relazione del Generale dei Carabinieri Filippo Caruso, Appendice in R. De Felice, Mussolini e il
                    Fascismo - Crisi cit., p. 1546.

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