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NUMERO SPECIALE I CARABINIERI DEL 1943




             SOMMARIO: 1. Introduzione. - 2. Il colloquio tra Mussolini e Vittorio Emanuele III a villa
                       Savoia.  -  3.  Il  ruolo  dell’Arma  e  l’arresto  di  Mussolini.  -  4.  La  custodia  di
                       Mussolini a Roma. - 5. Il trasferimento a Ponza e a La Maddalena. - 6. Alla
                       ricerca di una nuova località: Campo Imperatore. - 7. La situazione sul Gran
                       Sasso  dopo  l’armistizio.  -  8.  L’operazione  “Quercia”:  la  liberazione  di
                       Mussolini. - 9. Riflessioni dopo la guerra.


             1.  Introduzione
                  I più importanti gerarchi del fascismo sono pronti al gran convegno fissa-
             to per le ore 17:00; si avvicinano al tavolo disposto a ferro di cavallo nella sala
             del Pappagallo, ognuno occupando il posto assegnatogli; come da disposizione
             indossano pantaloni corti grigio verdi e sahariana nera. La riunione deve avere
             un carattere confidenziale, è solo un confronto interno. È stata indetta per ana-
             lizzare  la  catastrofica  situazione  del  Paese.  Per  cui,  niente  moschettieri  né
             gagliardetto del partito sul balcone, come vorrebbe la tradizione. Il duce ha
             ordinato  al  segretario  del  partito,  Carlo  Scorza,  di  non  provvedervi .  Poco
                                                                                 (1)
             dopo, accompagnato da Scorza e dal commesso Quinto Navarra, vestito con
             l’uniforme di comandante della milizia, Mussolini fa ingresso nella sala. Alle
             17:15 del 24 luglio 1943 la riunione del Gran Consiglio del fascismo ha inizio.
             Il duce prende la parola. È visibilmente stanco e scorato; il suo eloquio è atono,
             privo di vitalità, la sua voce è troppo pacata, si percepisce distante. Annotò
             Scorza come mi sembra che […] il clima di magnetismo che sempre si stabiliva fra il duce
             e i gregari, oggi non esista per niente . Si avvita in un discorso interminabile, piatto,
                                           (2)
             noioso, anodino, in cui descrive pedantemente la situazione dei diversi fronti di
             guerra in cui sono impegnate le truppe italiane; la relazione procedé fiacca, disordi-
             nata, contradditoria […] come una voce sfasata nel tempo . L’oratore divaga, si trincera
                                                            (3)
             dietro una torma di sofismi. Poi, all’improvviso, pone il quesito cruciale: guerra
                                                        (4)
             o pace? Resa a discrezione o resistenza a oltranza? . Tra tutti, Dino Grandi è certa-
             mente il più nervoso. È entrato in sala con due bombe a mano Breda affidate
             alle ampie tasche della sua sahariana, deciso ad usarle in caso di necessità . Il
                                                                                    (5)
             giorno prima, nella chiesa di piazza Colonna, aveva rivolto una preghiera affin-
             ché tutto si potesse svolgere secondo i suoi intendimenti . Gli ordini del gior-
                                                                   (6)
             no presentati sono tre: oltre a quello di Grandi, che reca le firme di altri diciotto

             (1)  Carlo Scorza, La notte del Gran Consiglio, Milano, Palazzi, 1968, p. 21.
             (2)  Ibidem, p. 23.
             (3)  Giacomo Acerbo, Fra due plotoni di esecuzione, Bologna, Cappelli editore, 1968, p. 499.
             (4)  Luigi Federzoni, Italia di ieri per la storia di domani, Milano, Mondadori, 1967, in Appendice, p. 278.
             (5)  Paolo Monelli, Roma 1943, Torino, Einaudi, ristampa ed. 2012, p. 131.
             (6)  Dino Grandi, 25 luglio, quarant’anni dopo, Bologna, Il Mulino, 1983, pp. 245-246.

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