Page 94 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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NUMERO SPECIALE I CARABINIERI DEL 1943
Presso la caserma Pastrengo, al quartiere Parioli, sede del Gruppo squadro-
ni territoriale Carabinieri Reali, con la scusa di ricercare e catturare dei paraca-
dutisti Alleati lanciatisi nei pressi di Roma, sono richiesti cinquanta Carabinieri
da porre agli ordini del capitano Aversa. Vengono poi scelti tre sottufficiali pra-
ticanti la lotta greco - romana, utili a dar man forte in caso di necessità. Così
composto, il convoglio si dirige verso villa Savoia preceduto dalla vettura del
Morazzini. Il plotone di Carabinieri, nel frattempo informato della reale finalità
della missione, si colloca sul lato settentrionale della villa, pronto ad intervenire.
Il capitano Aversa, il collega Vigneri e gli altri, armati di mitra, si sistemano sul
lato orientale. Poco dopo raggiunge la villa anche il tenente colonnello Frignani
in abiti civili. Alle 15:30 il dispositivo è in posizione. Anche Cerica sopraggiunge
al fine di verificare la compiuta esecuzione delle disposizioni impartite.
Nell’occasione chiede ad Acquarone di procedere all’arresto all’interno della
villa reale e non all’esterno, come il Re aveva inizialmente disposto, sebbene
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questa istanza, poi accolta, provochi un moto di stizza nel Sovrano . Indi, si
porta al Quirinale, nell’ufficio di Acquarone, in attesa degli eventi.
Pochi minuti prima delle 17:00, il duce si appresta a lasciare villa Torlonia.
Veste l’abito blu con cui abitualmente si reca a corte; non ama presentarsi in
divisa della Milizia per rispetto al Sovrano. Nemmeno l’uggia della moglie riesce
a dissuaderlo dalla visita; donna Rachele presagisce che l’udienza dal Re riservi
un infausto destino: Benito, non andare dal Re, non ti fidare. Il Re fa il Re e se gli conviene
ti butta a mare ; e ancora: fa prima arrestare quelli che stanotte hanno votato contro di te
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e poi vai dal Re. Ma non le dà ascolto perché ha fiducia nel Sovrano. A bordo di
un’Alfa Romeo, accompagnato dal segretario De Cesare, varca i cancelli di villa
Savoia all’ora stabilita. La scorta presidenziale resta all’esterno della residenza. Il
Re accoglie il duce in uniforme tradendo un atteggiamento angustiato.
L’incontro è descritto dallo stesso Mussolini: il re, vestito da maresciallo, era sulla
porta della villa […] Entrati nel salotto [era] in uno stato di anormale agitazione, coi tratti
del viso sconvolti, con parole mozze, disse quanto segue: “Caro Duce, le cose non vanno più.
L’Italia è in tocchi. L’Esercito è moralmente a terra […] Il voto del Gran Consiglio è tre-
mendo […] In questo momento voi siete l’uomo più odiato d’Italia” . Alla narrazione di
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Mussolini fa complemento quella del generale Paolo Puntoni, primo aiutante di
campo generale del Re che, nascosto dietro una porta della sala, pronto a inter-
venire in caso di bisogno, origlia e annota a mente i punti salienti del colloquio.
(15) P. Puntoni, Parla Vittorio Emanuele III cit., Bologna, Il Mulino, p. 144.
(16) Paolo Monelli, Mussolini piccolo borghese, Garzanti (collezione Garzanti per tutti), 1968, p. 244.
(17) Benito Mussolini, Storia di un anno: il tempo del bastone e della carota, Firenze-Roma, La Fenice,
1984, p. 68.
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