Page 91 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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L’ARMA DEI CARABINIERI REALI
DALL’ARRESTO DI MUSSOLINI ALLA SUA LIBERAZIONE
gerarchi, alcune delle quali racimolate sbrigativamente poco prima dell’inizio
della seduta, vengono ammessi quelli di Farinacci e Scorza. Il documento di
Grandi sollecita l’immediato ripristino di tutte le funzioni statali, attribuendo alla Corona,
al Gran Consiglio, al Parlamento, alle Corporazioni i compiti e le responsabilità stabilite
dalle nostre leggi statutarie e costituzionali e invita il Governo a pregare la Maestà del Re
[…] affinché Egli voglia per l’onore e la salvezza della Patria assumere con l’effettivo coman-
do delle Forze Armate di terra, di mare, dell’aria […] quella suprema iniziativa di decisione
che le nostre istituzioni a Lui attribuiscono. Alle 02:00 del mattino Mussolini mette ai
voti per appello nominale solo l’ordine del giorno Grandi poiché reca il mag-
gior numero di sottoscrizioni. Il documento è approvato a larga maggioranza:
diciannove voti a favore, sette contrari, uno astenuto; Farinacci vota per il pro-
prio ordine del giorno. Mussolini è pallido, l’espressione smarrita e corrucciata
è accentuata dall’ulcera che lo affligge da lungo tempo e che nel corso di tutta
la riunione lo ha oltremodo tormentato. Scriverà ancora Grandi: dopo un attimo
di silenzio il Duce si alza e si avvia a passo lento verso l’uscita. Ferma con un gesto del braccio
il segretario del partito mentre questi si accinge a dare il consueto saluto al Duce. Sulla soglia
della sala del Mappamondo il Duce si volge verso l’assemblea e dice: “Il Gran Consiglio sta-
sera ha aperto la crisi del regime” . L’adunanza è sciolta alle 02:20 del 25 luglio.
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Grandi rilascia le mani sudate dalle due bombe a mano che tiene in tasca e
defluisce rapidamente dalla sala. Si reca in via Giulia, a casa dell’avvocato
Zamboni, suo amico fidatissimo, dove si incontra con Acquarone. A costoro
rilascia un dettagliato resoconto della seduta e consegna al Ministro della Real
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Casa una copia dell’ordine del giorno sottoscritto dagli aderenti .
2. Il colloquio tra Mussolini e Vittorio Emanuele III a villa Savoia
A villa Torlonia sono le 07:00 di domenica 25 luglio. È già caldo e la città
è semideserta, dormiente e ancora scossa dal pesante bombardamento di sei
giorni prima. Mussolini si alza dopo aver dormito un sonno disturbato dall’ul-
cera. Ha deciso di recarsi a colloquio dal Re per esporgli la situazione creatasi
dopo il voto del Gran Consiglio. Avverte ancora la fiducia del Sovrano. In fin
dei conti una settimana prima Vittorio Emanuele gli aveva confidato che anche
se tutti dovessero abbandonarla, io sarò sempre dalla vostra parte. All’ora in cui il duce si
alza, il Re viene informato da Acquarone dell’incontro avuto nella notte con
Grandi. È la svolta istituzionale che egli tanto attendeva.
(7) P. Monelli, Roma 1943 cit., p. 147.
(8) Mario Zamboni, Diario di un colpo di stato, 25 luglio - 8 settembre, Roma, Newton Compton
Editori, 1990, p. 127.
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