Page 53 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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LE FORZE ARMATE ITALIANE NEL 1943
Oltre 650 mila furono i soldati internati dai tedeschi, la maggioranza dei
quali si rifiutò di collaborare, dando vita a una coraggiosa forma di resistenza
passiva . Gran parte del territorio nazionale fu occupato dai tedeschi che fece-
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ro un consistente “bottino di armi e materiali” .
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Considerati i rapporti di forza, soprattutto per quanto riguarda le forze di
terra e dell’aria, è difficile credere, ha scritto Giorgio Rochat, che “se anche
avessero avuto le direttive di resistenza che mancarono all’8 settembre, avreb-
bero potuto condurre combattimenti locali più forti di quelli che comunque si
ebbero, ma senza speranza contro le forze tedesche, inferiori per numero, ma
in grado di effettuare concentramenti offensivi appoggiati dall’aviazione” .
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Oltretutto va detto che raramente o, come è stato scritto con un pizzico
di enfasi, “forse mai nella storia della guerra si era data una situazione altrettan-
to difficile e disperata di quella in cui si trovarono le Forze Armate italiane la
sera dell’8 settembre”; una situazione resa ancora più difficile dalla “valentia dei
tedeschi” e dall’“insipienza politica e strategica degli anglo-americani” .
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È altrettanto vero però che il gruppo dirigente che pure aveva superato
indenne il primo ostacolo, la liquidazione del fascismo, grazie all’azione di un
gruppo ristrettissimo di protagonisti, che avevano operato in assoluta segre-
tezza, fallì completamente nel gestire l’uscita dell’Italia dalla guerra, una situa-
zione completamente diversa, illudendosi di poterlo fare impiegando gli stessi
metodi.
In definitiva, “Gli avvenimenti del settembre 1943 dimostrarono che venti
anni di regime totalitario avevano annullato ogni capacità della classe dirigente,
e particolarmente dei quadri militari italiani, di assumere responsabilità e pren-
dere decisioni. Furono anche la prova evidente della incapacità della monarchia
a guidare il paese fuori e oltre l’esperienza fascista”.
Sul piano militare il “risultato fu quello di portare alla disgregazione delle
Forze Armate italiane” .
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(43) Sull’argomento cfr. Gerhard Schreiber, I militari italiani internati nei campi di concentramento del
Terzo Reich, Roma, SME, Ufficio Storico, 1997; Gabriele Hammermann, Gli internati militari
in Germania, Il Mulino, Bologna, 2004; Mario Avagliano, Marco Palmieri, I militari italiani nei
lager nazisti. Una resistenza senz’armi (1943-1945), Bologna, Il Mulino, 2021. Tra i deportati vi
furono diecimila carabinieri catturati dai tedeschi nei Balcani, cfr. G. Oliva, Storia dei
Carabinieri cit., p. 207. I soldati internati dopo l’8 settembre si andarono ad affiancare alle
migliaia di prigionieri già in mano degli Alleati. Cfr in proposito F. G. Conti, I prigionieri di
guerra italiani, 1940-1945, Bologna, Il Mulino, 1986 e M. T. Giusti, I prigionieri italiani in Russia,
Bologna, Il Mulino, 2003.
(44) G. Rochat, Le guerre italiane, 1935-1943 cit., p. 433; E. Aga Rossi, L’inganno reciproco cit., pp. 66-68.
(45) G. Rochat, Le guerre italiane, 1935-1943 cit., p. 422.
(46) F. Stefani, 8 settembre 1943 cit., p. 77.
(47) E. Aga Rossi, L’inganno reciproco cit., pp. 78 e 67-68.
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