Page 53 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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LE FORZE ARMATE ITALIANE NEL 1943




                    Oltre 650 mila furono i soldati internati dai tedeschi, la maggioranza dei
               quali si rifiutò di collaborare, dando vita a una coraggiosa forma di resistenza
               passiva . Gran parte del territorio nazionale fu occupato dai tedeschi che fece-
                      (43)
               ro un consistente “bottino di armi e materiali” .
                                                             (44)
                    Considerati i rapporti di forza, soprattutto per quanto riguarda le forze di
               terra e dell’aria, è difficile credere, ha scritto Giorgio Rochat, che “se anche
               avessero avuto le direttive di resistenza che mancarono all’8 settembre, avreb-
               bero potuto condurre combattimenti locali più forti di quelli che comunque si
               ebbero, ma senza speranza contro le forze tedesche, inferiori per numero, ma
               in grado di effettuare concentramenti offensivi appoggiati dall’aviazione” .
                                                                                      (45)
                    Oltretutto va detto che raramente o, come è stato scritto con un pizzico
               di enfasi, “forse mai nella storia della guerra si era data una situazione altrettan-
               to difficile e disperata di quella in cui si trovarono le Forze Armate italiane la
               sera dell’8 settembre”; una situazione resa ancora più difficile dalla “valentia dei
               tedeschi” e dall’“insipienza politica e strategica degli anglo-americani” .
                                                                                   (46)
                    È altrettanto vero però che il gruppo dirigente che pure aveva superato
               indenne il primo ostacolo, la liquidazione del fascismo, grazie all’azione di un
               gruppo ristrettissimo di protagonisti, che avevano operato in assoluta segre-
               tezza, fallì completamente nel gestire l’uscita dell’Italia dalla guerra, una situa-
               zione completamente diversa, illudendosi di poterlo fare impiegando gli stessi
               metodi.
                    In definitiva, “Gli avvenimenti del settembre 1943 dimostrarono che venti
               anni di regime totalitario avevano annullato ogni capacità della classe dirigente,
               e particolarmente dei quadri militari italiani, di assumere responsabilità e pren-
               dere decisioni. Furono anche la prova evidente della incapacità della monarchia
               a guidare il paese fuori e oltre l’esperienza fascista”.
                    Sul piano militare il “risultato fu quello di portare alla disgregazione delle
               Forze Armate italiane” .
                                      (47)
               (43)  Sull’argomento cfr. Gerhard Schreiber, I militari italiani internati nei campi di concentramento del
                    Terzo Reich, Roma, SME, Ufficio Storico, 1997; Gabriele Hammermann, Gli internati militari
                    in Germania, Il Mulino, Bologna, 2004; Mario Avagliano, Marco Palmieri, I militari italiani nei
                    lager nazisti. Una resistenza senz’armi (1943-1945), Bologna, Il Mulino, 2021. Tra i deportati vi
                    furono  diecimila  carabinieri  catturati  dai  tedeschi  nei  Balcani,  cfr.  G.  Oliva,  Storia  dei
                    Carabinieri cit., p. 207. I soldati internati dopo l’8 settembre si andarono ad affiancare alle
                    migliaia di prigionieri già in mano degli Alleati. Cfr in proposito F. G. Conti, I prigionieri di
                    guerra italiani, 1940-1945, Bologna, Il Mulino, 1986 e M. T. Giusti, I prigionieri italiani in Russia,
                    Bologna, Il Mulino, 2003.
               (44)  G. Rochat, Le guerre italiane, 1935-1943 cit., p. 433; E. Aga Rossi, L’inganno reciproco cit., pp. 66-68.
               (45)  G. Rochat, Le guerre italiane, 1935-1943 cit., p. 422.
               (46)  F. Stefani, 8 settembre 1943 cit., p. 77.
               (47)  E. Aga Rossi, L’inganno reciproco cit., pp. 78 e 67-68.

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