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NUMERO SPECIALE I CARABINIERI DEL 1943
Da parte del Comando supremo e degli Stati maggiori delle tre Forze
Armate si riteneva infatti che l’aggressione tedesca all’Italia a seguito dell’armi-
stizio, ne avesse modificato radicalmente lo status, trasformandola da nemica ad
alleata, almeno di fatto, degli ex nemici anglo-americani.
In sostanza, più che al “corto armistizio” firmato il 3 settembre a
Cassibile, si preferiva guardare al cosiddetto “documento di Quebec”, la dichia-
razione congiunta del presidente americano Roosevelt e del premier inglese
Churchill, redatta il 17 agosto con l’approvazione di Stalin, che aveva lo scopo
di attenuare la durezza delle condizioni di armistizio, laddove dichiarava che la
modifica delle stesse sarebbe dipesa dall’aiuto che il governo e il popolo italiano
avrebbero fornito alla “Nazioni Unite contro la Germania durante il resto della
guerra” . La realtà dei fatti avrebbe ben presto smentito questa visione ottimi-
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stica. È vero che gli Alleati fecero a più riprese riferimento a questo documento,
come nel caso di Eisenhower che lo richiamò a Malta, dove Badoglio il 29 set-
tembre 1943 dovette firmare il “Lungo armistizio”, ben più duro del preceden-
te, contenente la formula della “resa incondizionata” . D’altra parte, è pur
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vero che la prima occasione che si era presentata di affiancarsi agli Alleati nella
lotta ai tedeschi era stata lasciata cadere miseramente l’8 settembre, cosicché lo
stesso Eisenhower, riferendosi al “poco o nullo aiuto ricevuto”, poteva manife-
stare tutta la sua delusione per il comportamento degli italiani affermando che
“non vi era stato nulla nell’effetto prodotto che somigliasse a quanto era nel
regno delle possibilità” . Per il momento ci si doveva accontentare del Primo
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Raggruppamento motorizzato. Né molto di più fu concesso nei mesi successi-
vi, neppure dopo la dichiarazione di guerra alla Germania, che il re rinviò a
lungo illudendosi di poter contrattare con gli Alleati per ottenere condizioni
migliori, e alla quale si piegò soltanto il 13 ottobre sotto molte pressioni. In real-
tà si trattava di un atto dovuto, anche nei confronti dei soldati italiani che i tede-
schi, in caso di cattura, fucilavano considerandoli franchi tiratori . Affiancatasi
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agli Alleati nella lotta contro i tedeschi, l’Italia veniva dichiarata “cobelligeran-
te”, una condizione che non ne mutava lo status internazionale di paese sconfit-
to, quale sarebbe rimasta fino alla firma del Trattato di pace nel 1947 .
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(52) Per il testo cfr. E. Aga Rossi, L’inganno reciproco cit., p. 172.
(53) E. Aga Rossi, L’inganno reciproco cit., pp. 70 e ss.
(54) Per il testo della lettera, inviata al generale Marshall, Capo di Stato maggiore dell’esercito
americano, cfr. The Papers of Dwight David Eisenhower, London, The John Hopkins Baltimore
and 1970, The War Years, III, pp. 1411-1413.
(55) “Ribelli badogliani” furono definiti i soldati della “Acqui” massacrati a Cefalonia, ai quali per
questo motivo fu rifiutata la sepoltura. Cfr. G. Lombardi, L’8 settembre fuori d’Italia cit., p. 179.
(56) Sulla cobelligeranza cfr. P. Pastorelli, La cobelligeranza: aspetti diplomatici dell’attività militare,
in L’Italia in guerra. Il quarto anno-1943 cit., pp. 461-481; più in generale, La cobelligeranza
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