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LE FORZE ARMATE ITALIANE NEL 1943




                    Sotto  il  primo  aspetto,  le  forze  a  disposizione  consistevano  in  nove
               Divisioni mobili, dodici divisioni e due Brigate costiere, oltre a numerose unità
               minori, tutte raggruppate in cinque Corpi d’Armata; con oltre 400 mila uomini.
                    Si trattava di una forza non trascurabile; gran parte delle divisioni dispo-
               nibili, però, erano male armate e male equipaggiate e le migliori si trovavano in
               Sardegna e in Corsica e perciò difficilmente utilizzabili poiché i mezzi di tra-
               sporto erano in mano agli Alleati. Non stavano meglio le altre Forze Armate.
               L’aeronautica, ripartiva dai circa 250 velivoli recuperati, una parte soltanto dei
               quali era impiegabile. Oltretutto, l’assenza di industrie aeronautiche al sud ren-
               deva problematica la disponibilità di parti di ricambio. Migliori dal punto di
               vista materiale le condizioni della marina, essendo quasi intatta la forza dispo-
               nibile, ma di fatto inutilizzabile in quanto in mano agli Alleati .
                                                                           (50)
                    Non meno delicata si presentava la situazione sotto il profilo morale, dove
               occorreva operare in profondità per assistere il personale nei suoi bisogni più
               elementari e per orientare la truppa, ma anche i quadri, sul nuovo clima politico
               e sui doveri che ne derivavano per tutti gli italiani e, in particolare, per chi indos-
               sava una uniforme. Ma questo era il punto dolente, poiché ormai era diffusa
               l’opinione che, non solo la guerra era finita per l’Italia, ma che fosse anche ter-
               minata l’epoca degli obblighi militari e che il soldato l’avrebbero fatto soltanto
               i volontari. Si trattava di un virus contagioso ed estremamente pericolo che
               avrebbe potuto destabilizzare definitivamente le Forze Armate, l’istituzione che
               in quel momento rappresentava lo stato italiano agli occhi degli Alleati, proprio
               nel momento in cui si chiedeva insistentemente di poter combattere al loro
               fianco. A fare le spese di questo ambiente difficile fu proprio il primo reparto
               di  cui  fu  autorizzata  la  costituzione  alla  fine  di  settembre,  il  Primo
               Raggruppamento Motorizzato. La piccola unità forte di circa cinquemila uomi-
               ni, dopo un periodo di faticosa preparazione, tra difficoltà organizzative, diser-
               zioni, malcelate ostilità politiche , entrò in linea l’8 dicembre su Montelungo .
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               A rendere difficile la situazione politico-diplomatica a Brindisi nelle ultime set-
               timane del 1943, contribuirono anche alcuni equivoci, in parte retaggio delle
               vicende armistiziali, che caratterizzarono i rapporti del governo e dei vertici
               militari italiani con gli Alleati.
               (50)  Per l’esercito cfr. G. Conti, Il Primo Raggruppamento motorizzato cit., pp. 5 e ss.; La ricostituzione
                    del Regio esercito dalla resa alla liberazione. 1943-1945, Rodorigo, 2018. Per l’aeronautica e la mari-
                    na cfr. i già citati Massimo Lodi, L’Aeronautica nella guerra di liberazione, 1943-1945, e La Marina
                    italiana nella seconda guerra mondiale.
               (51)  Cfr.  G.  Conti,  Il  Primo  Raggruppamento  motorizzato  cit.;  La  Riscossa  dell’Esercito.  Il  Primo
                    Raggruppamento motorizzato. Monte Lungo, Atti del Convegno di studio, Cassino 6-7 dicembre
                    1993, Associazione nazionale combattenti della Guerra di Liberazione inquadrati nei Reparti
                    regolari della Forze armate, Roma, 1994.

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