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LE FORZE ARMATE ITALIANE NEL 1943




                    Per questo all’inizio di ottobre decidono di disarmarli e di arrestarli. 1.500
               furono i deportati in Germania, mentre alcune migliaia riuscirono a sottrarsi
               alla cattura, con mille sotterfugi, spesso aiutati dalla popolazione.
                    “La scomparsa della divisa dei Carabinieri, dell’uniforme ancora visibile
               per le vie e per le piazze, accrebbe lo scoramento della cittadinanza. Nello stes-
               so tempo creò attorno alla figura del Carabiniere, del soldato devoto al giura-
               mento e per questo perseguitato, un alone di rispetto e di simpatia che facilitò
               la sua partecipazione alla lotta e la rapida costituzione di una specifica organiz-
               zazione clandestina” .
                                   (36)
                    L’organizzazione che faceva capo al generale Filippo Caruso, era collegata
               con il Fronte militare clandestino di resistenza creato e diretto dal colonnello
               Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, scompaginato alla fine di gennaio a
               seguito dello sbarco ad Anzio e Nettuno. Anche il comando dei Carabinieri fu
               duramente colpito dalla feroce repressione dei tedeschi e dei fascisti e subì l’ar-
               resto di numerosi elementi, alcuni dei quali furono trucidati alle Fosse ardeati-
               ne .
                  (37)
                    Tra  i  molti  esempi  di  eroismo  offerti  dai  Carabinieri  in  questo  tragico
               periodo, uno si distingue da tutti gli altri: quello che vide protagonista il giovane
               brigadiere Salvo d’Acquisto che il 23 settembre a Palidoro, nei pressi di Roma,
               salvò la vita a ventitre ostaggi che i tedeschi stavano per fucilare come rappre-
               saglia  per  un  presunto  attentato  ai  loro  danni,  assumendosi,  innocente,  la
               responsabilità dell’atto e accettando di essere giustiziato al loro posto. La vicen-
               da, universalmente nota, è sufficiente ricordare qui come “ un atto di coraggio
               e, insieme, di sublime carità, unico nel suo genere […] la convalida del senti-
               mento  dell’onore,  spinto  sino  al  sacrificio  di  cui  già  avevano  dato  prova  i
               Carabinieri nelle giornate dell’armistizio e immediatamente dopo” .
                                                                               (38)
                    Complessivamente  meno  tragica  la  sorte  dei  militari  appartenenti  alle
               grandi  unità  dislocate  nell’Italia  meridionale,  e  precisamente  in  Campania,
               Puglia  e  Calabria;  si  trattava  della  7   armata  comandata  dal  generale  Mario
                                                    a
               Arisio, sulla quale gli avvenimenti di settembre influirono in maniera minore
               cosicché  poté  fornire  tratti  i  reparti  per  la  riorganizzazione  dell’esercito  nel
               Regno del sud. Qui l’ordine impartito da Cerica ai Carabinieri di ‘restare al pro-

               (36)  E. Piscitelli, Storia della Resistenza romana cit., p. 184.
               (37)  Oltre al  tenente colonnello Giovanni Frignani a al capitano Raffaele Aversa, protagonisti della
                    cattura  di  Mussolini,  caddero  il  tenente  colonnello  Manfredi  Talamo,  il  maggiore  Ugo  De
                    Carolis, i tenenti Genserico Fontana e Romeo Rodrigues Pereira, il maresciallo Franco Pepicelli,
                    i brigadieri Candido Manca e Gerardo Sergi, il corazziere Calcedonio Giordano, i carabinieri
                    Augusto Renzini e Gaetano Forte; cfr. G. Oliva, Storia dei carabinieri cit., pp. 209-210 e 286.
               (38)  E. Piscitelli, Storia della Resistenza romana cit., pp. 181-182.

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