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LE FORZE ARMATE ITALIANE NEL 1943




               3.  Le Forze Armate all’annuncio dell’armistizio
                    Alla vigilia dell’8 settembre le Forze Armate italiane, logorate da tre anni
               di guerra, erano dislocate parte sul territorio nazionale, parte nei Paesi in cui
               l’Italia  era  ancora  impegnata  in  guerra.  Per  quanto  riguarda  l’esercito,  nei
               Balcani,  alle  dirette  dipendenze  del  Comando  supremo,  operavano  quattro
               armate, per trentatré divisioni complessive. Una trentina erano le divisioni sul
               territorio nazionale e in Provenza, agli ordini dello Stato maggiore dell’esercito.
               Di queste, soltanto una decina erano le divisioni impiegabili in una eventuale
               azione difensiva contro i tedeschi. L’aeronautica disponeva di quasi 1.500 veli-
               voli, un terzo dei quali era in dotazione a esercito e marina. Complessivamente
               i mezzi efficienti di cui potevano disporre le Forze Armate erano circa ottocen-
               to. Quanto alla marina, il grosso della flotta, ancora in buona efficienza, era
               concentrato tra le basi di La Spezia e Taranto e Genova .
                                                                     (20)
                    All’annuncio dell’armistizio, le modalità e l’efficacia della risposta da parte
               italiana dipesero da molteplici fattori: la dislocazione dei reparti, i rapporti di
               forze, reali o presunti, la volontà dei comandanti ai quali spettava, in definitiva
               la decisione che per molti fu una improvvisa e imprevista scelta di campo . Per
                                                                                     (21)
               questi  motivi,  ogni  situazione  è  diversa  dall’altra,  come  stanno  a  dimostrare
               alcuni casi, che riportiamo come emblematici delle diverse situazioni, nei quali
               troviamo comportamenti di viltà, che a volte rasentano il tradimento, accanto
               ai numerosi episodi di eroismo individuale e di massa che si verificarono quan-
               do i comandati “rifiutarono di consegnare le armi e accettarono la lotta”, come
               ha scritto Gabrio Lombardi, che ha osservato: “Noi non sapremo mai esatta-
               mente  quanti  ufficiali,  sottufficiali,  militari  di  truppa  non  sono  tornati  dai
               Balcani per non aver voluto consegnare le ami ai tedeschi. Non sapremo mai le
               circostanze in cui, da molti, il sacrifico è stato affrontato” . A complicare la
                                                                        (22)
               situazione contribuì, in una certa misura, anche l’atteggiamento degli Alleati:
               “La rigida applicazione del principio di resa incondizionata” pretesa dai loro


               (20)  Per  la  dislocazione  delle  forze  italiane  e  tedesche  all’8  settembre,  cfr.  Mario  Torsiello,
                    Settembre 1943, Varese-Milano, Istituto editoriale cisalpino, 1963, pp. 130 e ss.; Le operazioni
                    delle unità italiane nel settembre-ottobre 1943 cit. pp. 52 e ss.; per l’aeronautica cfr. Massimo Lodi,
                    L’Aeronautica nella guerra di liberazione, 1943-1945, Ufficio storico dell’Aeronautica militare,
                    1961, pp. 33-34; per la marina, La Marina italiana nella seconda guerra mondiale, vol., XV, La
                    Marina italiana dall’8 settembre del 1943 alla fine del conflitto, Roma, Ufficio storico della Marina
                    militare, 1962, pp. 23 e ss.
               (21)  Per un quadro generale delle vicende relative alle forze armate a seguito dell’armistizio, fon-
                    damentale E. Aga Rossi, Una nazione allo sbando cit. Anche per i carabinieri dopo l’8 settembre
                    “non esiste più una storia omogenea per tutti i reparti dei carabinieri […] ma esistono vicen-
                    de diverse, legate alla situazione territoriale, all’iniziativa dei singoli ufficiali, o dei singoli mili-
                    tari, ai rapporti con le forze antifasciste”, G. Oliva, Storia dei carabinieri cit., p. 205.
               (22)  Gabrio Lombardi, L’8 settembre fuori d’Italia, Milano, Mursia, 1969, pp. 292 e 313.

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