Page 47 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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LE FORZE ARMATE ITALIANE NEL 1943
3. Le Forze Armate all’annuncio dell’armistizio
Alla vigilia dell’8 settembre le Forze Armate italiane, logorate da tre anni
di guerra, erano dislocate parte sul territorio nazionale, parte nei Paesi in cui
l’Italia era ancora impegnata in guerra. Per quanto riguarda l’esercito, nei
Balcani, alle dirette dipendenze del Comando supremo, operavano quattro
armate, per trentatré divisioni complessive. Una trentina erano le divisioni sul
territorio nazionale e in Provenza, agli ordini dello Stato maggiore dell’esercito.
Di queste, soltanto una decina erano le divisioni impiegabili in una eventuale
azione difensiva contro i tedeschi. L’aeronautica disponeva di quasi 1.500 veli-
voli, un terzo dei quali era in dotazione a esercito e marina. Complessivamente
i mezzi efficienti di cui potevano disporre le Forze Armate erano circa ottocen-
to. Quanto alla marina, il grosso della flotta, ancora in buona efficienza, era
concentrato tra le basi di La Spezia e Taranto e Genova .
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All’annuncio dell’armistizio, le modalità e l’efficacia della risposta da parte
italiana dipesero da molteplici fattori: la dislocazione dei reparti, i rapporti di
forze, reali o presunti, la volontà dei comandanti ai quali spettava, in definitiva
la decisione che per molti fu una improvvisa e imprevista scelta di campo . Per
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questi motivi, ogni situazione è diversa dall’altra, come stanno a dimostrare
alcuni casi, che riportiamo come emblematici delle diverse situazioni, nei quali
troviamo comportamenti di viltà, che a volte rasentano il tradimento, accanto
ai numerosi episodi di eroismo individuale e di massa che si verificarono quan-
do i comandati “rifiutarono di consegnare le armi e accettarono la lotta”, come
ha scritto Gabrio Lombardi, che ha osservato: “Noi non sapremo mai esatta-
mente quanti ufficiali, sottufficiali, militari di truppa non sono tornati dai
Balcani per non aver voluto consegnare le ami ai tedeschi. Non sapremo mai le
circostanze in cui, da molti, il sacrifico è stato affrontato” . A complicare la
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situazione contribuì, in una certa misura, anche l’atteggiamento degli Alleati:
“La rigida applicazione del principio di resa incondizionata” pretesa dai loro
(20) Per la dislocazione delle forze italiane e tedesche all’8 settembre, cfr. Mario Torsiello,
Settembre 1943, Varese-Milano, Istituto editoriale cisalpino, 1963, pp. 130 e ss.; Le operazioni
delle unità italiane nel settembre-ottobre 1943 cit. pp. 52 e ss.; per l’aeronautica cfr. Massimo Lodi,
L’Aeronautica nella guerra di liberazione, 1943-1945, Ufficio storico dell’Aeronautica militare,
1961, pp. 33-34; per la marina, La Marina italiana nella seconda guerra mondiale, vol., XV, La
Marina italiana dall’8 settembre del 1943 alla fine del conflitto, Roma, Ufficio storico della Marina
militare, 1962, pp. 23 e ss.
(21) Per un quadro generale delle vicende relative alle forze armate a seguito dell’armistizio, fon-
damentale E. Aga Rossi, Una nazione allo sbando cit. Anche per i carabinieri dopo l’8 settembre
“non esiste più una storia omogenea per tutti i reparti dei carabinieri […] ma esistono vicen-
de diverse, legate alla situazione territoriale, all’iniziativa dei singoli ufficiali, o dei singoli mili-
tari, ai rapporti con le forze antifasciste”, G. Oliva, Storia dei carabinieri cit., p. 205.
(22) Gabrio Lombardi, L’8 settembre fuori d’Italia, Milano, Mursia, 1969, pp. 292 e 313.
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