Page 43 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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LE FORZE ARMATE ITALIANE NEL 1943
Agendo in nome della comune difesa del ter-
ritorio italiano, le autorità militari germaniche per-
seguivano invece l’obiettivo di concentrare le loro
forze in zone coincidenti con quelle nelle quali
erano dislocate le forze italiane, al fine di predi-
sporne l’incapsulamento o, almeno, il controllo
preventivo dei movimenti in vista degli avvenimen-
ti futuri. In questo modo si veniva attuando la parte
preliminare del piano noto con il nome convenzio-
nale “Alarich”, poi divenuto “Achse, che doveva
scattare nel momento in cui fosse stato firmato
l’armistizio . Elaborato nelle sue linee essenziali
(11)
prima della caduta di Mussolini in vista della possi-
bile defezione del maggiore alleato, e successiva- Il generale di corpo d’armata
mente aggiornato in relazione all’evolversi della Azolino Hazon (qui ritratto con i
gradi di generale di divisione),
situazione, il piano prevedeva la liberazione del Comandante Generale dell’Arma
duce, l’occupazione di Roma e la restaurazione del dei Carabinieri Reali dal 23 feb-
braio al 19 luglio 1943, perito nel
governo fascista, la conquista delle posizioni vitali bombardamento alleato di San
della penisola, dopo aver messo fuori gioco l’eser- Lorenzo
(Fonte: Direzione dei Beni Storici e
cito italiano, nonché la cattura della flotta, l’unico Documentali del Comando Generale dell’Arma
obiettivo militare non raggiunto. dei Carabinieri, Fototeca, ad nomen)
Da parte italiana non solo non vi fu alcuna predisposizione dello stesso
segno, ma anzi, una volta avviati all’inizio di agosto, i contatti con gli angloame-
ricani per verificare se vi fossero le condizioni per giungere a un armistizio,
tutto proseguì per settimane come se la guerra dovesse continuare al fianco dei
tedeschi. In queste condizioni di ambiguità e di confusione , dalle quali traevano
vantaggio soltanto i tedeschi, finalmente i comandi militari italiani fra il 10 e il
15 agosto emanarono le prime direttive per “orientare” i comandi dipendenti
sui possibili sviluppi della situazione militare, contenute nel cosiddetto “ordine
111 CT” preparato dallo Stato maggiore dell’Esercito; allo stesso si deve anche
la “Memoria O.P. 44”, che, di fatto, è un ampliamento del precedente. Elaborata
su richiesta del Capo di Stato maggiore generale, Vittorio Ambrosio, sul finire
di agosto, essa fu diramata a mano fra il 2 e il 5 settembre soltanto ai comandi
direttamente dipendenti dallo Stato maggiore dell’Esercito, quelli cioè dislocati
nell’Italia continentale e in Sardegna, e nei territori occupati (Corsica, Provenza,
Croazia e Slovenia).
(11) Elena Aga Rossi, Una nazione allo sbando. L’armistizio italiano del settembre 1943 e le sue conseguenze,
Bologna, Il Mulino, 2003, p. 75.
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