Page 44 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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NUMERO SPECIALE I CARABINIERI DEL 1943
La “Memoria O.P. 44” e l’“ordine III CT”, non facevano alcun riferimento
a un possibile armistizio con gli Alleati e avevano carattere squisitamente difen-
sivo: erano cioè finalizzati soltanto a fornire indicazioni operative ai comandi in
previsione di possibili reazioni tedesche di natura militare , ma anche politica,
tendenti cioè a ripristinare un governo fascista. Una volta presa nota degli ordi-
ni, i comandanti dovettero bruciare i documenti, dei quale non è rimasto alcun
originale, né copia, ma soltanto ricostruzioni successive .
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Il 6 settembre il Comando supremo emanò il Promemoria n. 1, diretto agli
Stati maggiori delle tre Forze Armate, riguardante quindi, con riferimento
all’esercito le forze dislocate in Italia, Francia, Croazia e Slovenia, con il quale
si integravano e si precisavano gli ordini contenuti nella “Memoria Op 44”. La
Premessa, in forma alquanto contorta, precisava che le nuove direttive si appli-
cavano nel caso che i tedeschi intraprendessero “di iniziativa atti di ostilità arma-
ta contro gli organi di Governo e le Forze Armate italiane, in misura e con
modalità tali da rendere manifesto che non su tratti di episodi locali, dovuti
all’azione di qualche irresponsabile, bensì di azione collettiva ordinata” . Di
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fatto, come scrive il Sottocapo di Stato maggiore dell’esercito Francesco Rossi,
si lasciava ai singoli comandanti l’ingrato compito di stabilire se un atto aggres-
sivo locale giustificasse “la reazione o meglio l’azione in una intera zona come
misura preventiva di un’aggressione più vasta” , e ancora una volta si evitava
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di chiarire che l’ipotizzata reazione tedesca era da mettere in relazione alla firma
dell’armistizio da parte italiana, peraltro già avvenuta il 3 settembre .
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Lo stesso giorno, finalmente, il Comando Supremo preparò per i comandi
delle forze da esso direttamente dipendenti, cioè il gruppo armate est, il coman-
do XI armata e il comando Forze Armate Egeo , le cui forze erano dislocate in
Albania, Erzegovina, Montenegro, Grecia, Egeo, il “Promemoria n. 2” nel
quale compariva per la prima volta il termine armistizio, laddove si preannun-
ciava che “Particolari condizioni di ordine generale possono imporre di deporre
le armi indipendentemente dai tedeschi. L’esperienza recente insegna che questi
reagiranno violentemente. Non è nemmeno escluso che possano commettere
atti di violenza, indipendentemente dalla dichiarazione di armistizio, per rove-
sciare il governo, o altro”.
(12) E. Aga Rossi, Una nazione allo sbando cit., pp. 81-82; cfr anche Le operazioni delle unità italiane
nel settembre - ottobre 1943 cit., pp. 41 e ss. e Filippo Stefani, 8 settembre 1943. Gli armistizi
dell’Italia, Milano, Marzorati, 1991, p. 41, che definisce le ricostruzioni attendibili.
(13) Le operazioni delle unità italiane nel settembre - ottobre 1943, cit., p. 68. Memoria Op. 45. Corsivo nel testo.
(14) Francesco Rossi, Come arrivammo all’armistizio, Milano, Garzanti,1946, p. 269.
(15) Tra le altre disposizioni compariva quella per le batterie contraeree di “aprire il fuoco contro
aerei tedeschi, e invece non sparare contro gli aerei anglo-americani”, giustificabile, e com-
prensibile per chi la riceveva, soltanto in caso di avvenuta cessazione delle ostilità.
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