Page 41 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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LE FORZE ARMATE ITALIANE NEL 1943
Cominciava a trasformarsi in convinzione la pericolosa sensazione, da
tempo latente, della inutilità dei sacrifici affrontati in tre anni di guerra .
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2. Il 25 luglio e la Forze Armate
Un nuovo grave colpo al morale delle Forze Armate giunse di lì a poco
con la caduta del fascismo . A dispetto dell’annuncio del maresciallo Badoglio
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che la guerra continuava a fianco dell’alleato tedesco, si diffuse infatti nella
popolazione civile e, quel che più conta, fra i soldati alle armi, la speranza che
l’uscita di scena del duce significasse il venir meno delle alleanze e la fine di una
guerra che con il passare dei mesi si era sempre più caratterizzata come pretta-
mente fascista .
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a
Il soldato, scriveva il comando della 7 armata il 7 agosto, “che ha sempre
sentito parlare di guerra da parte del fascismo e dei regimi totalitari, comprende
oggi ancor meno i motivi ideali che hanno condotto il nostro paese alla guerra
e la serietà degli impegni che ci legano alle potenze del tripartito” .
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A distanza di quarantacinque giorni dal crollo del regime passati nell’iner-
zia e nell’incertezza generale, l’8 settembre questi dubbi si sarebbero trasformati
in erronee certezze: la proclamazione dell’armistizio significò infatti per la gran-
de maggioranza della popolazione la fine della guerra. Pochi compresero che
invece da quel momento sarebbe cominciata una nuova, non meno sanguinosa
fase del conflitto. La nascita della Repubblica sociale, avvenuta alla metà di set-
tembre, sgombrò infine il campo da ogni equivoco: la guerra continuava e al
“Regno del sud”, come veniva definito il territorio delle province pugliesi,
esclusa Foggia, sul quale dopo l’armistizio aveva giurisdizione il governo del re,
si contrapponeva ora uno stato repubblicano fascista, indipendente di nome,
ma sotto la rigida tutela dei tedeschi .
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(4) Per le vicende militari cfr. Alberto Santoni, Le operazioni in Sicilia e in Calabria (luglio -settembre
1943), Roma, SME, Ufficio storico, 1983; Sulle condizioni psicologiche delle Forze armate
nell’estate del 1943 cfr. G. Conti, La crisi morale del ’43 cit., pp. 1115-1154.
(5) Della vasta bibliografia sul 25 luglio mi limito a segnalare, oltre al già citato Renzo De Felice,
Mussolini l’alleato, 1940-1945. I: L’Italia in guerra, 1940-1943, t. II, Crisi e agonia del regime, in par-
ticolare pp. 1362 e ss.; cfr. Federick William Deakin, Storia della Repubblica di Salò, Torino,
Einaudi, 1968, pp. 434 e ss. e Emilio Gentile, 25 luglio 1943, Bari-Roma, Laterza, 2018.
(6) “Questa è la guerra dell’Italia perché è la guerra del fascismo, ed è la guerra del fascismo per-
ché è la guerra dell’Italia”, aveva dichiarato Mussolini al direttorio del partito fascista ancora
all’inizio gennaio del ’43. Al Direttorio nazionale del PNF, 11 marzo 1943, in Benito Mussolini,
Opera Omnia, v. XXXI, pp. 160-161. Per l’impatto del 25 luglio sulle forze armate cfr. G.
Conti, La crisi morale del ’43 cit., pp. 1134 e ss.
(7) Vedilo in G. Conti, La crisi morale del ’43 cit., p. 1135.
(8) Sulla Rsi cfr. F. W. Deakin, Storia della Repubblica di Salò, cit.; Renzo De Felice, Mussolini l’alleato,
II. La guerra civile, 1943-1945, Torino, Einaudi, 1997.
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