Page 45 - Rassegna 2023 Numero Speciale
P. 45

LE FORZE ARMATE ITALIANE NEL 1943




                    Per questo, si precisava, “in qualsiasi momento tutte le truppe di qualsiasi
               Forza Armata dovranno reagire immediatamente ed energicamente e senza spe-
               ciale ordine ad ogni violenza armata germanica e delle popolazioni in modo da
               evitare  di  essere  disarmati  o  sopraffatti”;  tutto  ciò,  “Indipendentemente  da
               dichiarazioni di armistizio o meno” .
                                                  (16)
                    La forma criptica e la mancanza di precise indicazioni sui tempi e sui modi
               di una eventuale cessazione delle ostilità, non incoraggiavano certo all’iniziativa
               i comandi interessati, che venivano anzi invitati a “dire francamente ai tedeschi
               che se non faranno atti di violenza armata le truppe italiane non prenderanno
               le armi contro di loro, non faranno causa comune coi ribelli né colle truppe
               anglo-americane che eventualmente sbarcassero”. In ogni caso, il documento,
               che pur con questi limiti avrebbe potuto orientare i comandi, “quasi dovunque
               non arrivò ai destinatari nei Balcani, perché si era preferito comunicare le diret-
               tive a voce, convocando a Roma i capi di Stato maggiore delle armate interes-
               sate, che furono così sorpresi nella capitale dall’annuncio dell’armistizio” .
                                                                                      (17)
                    Questa linea d’azione, dettata da una ossessiva preoccupazione di mante-
               nere il segreto ad ogni costo per timore delle reazioni dei tedeschi, fu osservata
               dal re, dal capo del governo Badoglio e dal Comando supremo nel corso dei
               quarantacinque giorni che intercorsero fra la caduta del fascismo e la proclama-
               zione dell’armistizio. Se questo atteggiamento, è stato giustamente osservato,
               “può essere giustificato” prima dell’8 settembre, “rimane incomprensibile inve-
               ce la decisione del Comando supremo e dello Stato maggiore dell’esercito dopo
               l’armistizio di non emanare l’ordine di esecuzione della “Memoria44”, lascian-
               do ogni singolo comandante, privo di ordini precisi, ad una “scelta individuale
               molto più difficile da prendere che quella di obbedire a un comando, tanto più
               che si trattava di opporsi a un alleato di poche ore prima” .
                                                                       (18)
                    Un atteggiamento spiegabile “con varie motivazioni o loro combinazioni,
               dalla volontà di non tradire un alleato, alla speranza di poter “salvare la faccia” o al
               terrore della reazione tedesca nei confronti delle persone o delle citta”; forse si col-
               tivava la speranza che “i tedeschi si sarebbero ritirati se non si dava loro l’occasione
               per reagire”; certo è che “ non vi fu mai l’intenzione di passare ad una attiva azione
               contro i tedeschi, nemmeno dove le forze militari lo avrebbero permesso” .
                                                                                     (19)
               (16)  E. Aga Rossi, Una nazione allo sbando cit., pp. 83-84. Cfr. anche Le unità, pp. 44-45.
               (17)  E. Aga Rossi, Una nazione allo sbando cit., p. 151.
               (18)  Elena Aga Rossi, L’inganno reciproco. L’armistizio tra l’Italia e gli angloamericani del settembre 1943, Roma,
                    Min. per i Beni culturali e ambientali. Ufficio centrale per i beni archivistici, 1993, pp. 77-8. Sulle
                    difficoltà dei comandi di orientarsi in mancanza di ordini precisi, cfr. anche il volume del sottoca-
                    po di Stato maggiore dell’esercito F. Rossi, Come arrivammo all’armistizio cit., pp. 268-270.
               (19)  E. Aga Rossi, L’inganno reciproco cit., pp. 67-68.

                                                                                         41
   40   41   42   43   44   45   46   47   48   49   50