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NUMERO SPECIALE I CARABINIERI DEL 1943
comandi, di fatto impedì anche laddove sarebbe stata possibile, “ogni forma di
collaborazione in funzione antitedesca” .
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Nei Balcani e nell’Egeo le “divisioni italiane furono colte di sorpresa dal-
l’annuncio dell’armistizio, di cui, per lo più vennero a conoscenza dalla
radio” . Le Forze Armate tedesche, invece, già il 4 agosto avevano ricevuto le
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“istruzioni preliminari per disarmare le truppe italiane in caso di armistizio”
previste dal piano “Achse” . La 2 armata dislocata in Slovenia e Croazia,
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comandata dal generale Mario Robotti, si dissolse in meno di una settimana e i
comandanti furono catturati o scesero a patti con i tedeschi. Il comando del
Gruppo armate est compreso il comandante, generale Ezio Rosi, fu catturato
dai tedeschi l’11 settembre; lo stesso giorno cessò di esistere il comando della
9 armata in Albania ( generale Lorenzo Dalmazzo), da esso dipendente, mentre
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varie divisioni cedevano le armi e si consegnavano ai tedeschi; riuscivano a sot-
trarsi al disarmo e alla prigionia le divisioni “Firenze” e “Perugia”; la prima, gui-
data dal generale Arnaldo Azzi, sceglieva, nella sua maggioranza, di combattere
al fianco dei partigiani albanesi; quanto alla divisione “Perugia”, fu costretta per
alcuni giorni a difendersi dagli attacchi dei tedeschi da una parte, e da quelli dei
partigiani e dei nazionalisti albanesi, dall’altra, fino alla resa ai tedeschi che
deportarono i soldati che non erano riusciti a sottrarsi ai rastrellamenti e il 5
ottobre fucilarono centocinquanta ufficiali perché non si erano arresi .
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Il comando del XIV corpo d’armata in Montenegro, contravvenendo agli
ordini ricevuti di deporre le armi, scelse invece di continuare i combattimenti
per alcuni giorni. Reparti della “Taurinense” (generale Lorenzo Vivalda),
dell’“Emilia” (generale Ugo Buttà) e della “Venezia” (generale Giovan Battista
Oxilia) si unirono poi ai partigiani jugoslavi. A fine novembre la “Venezia” e la
“Taurinense” si fusero dando vita alla divisione “Garibaldi” che continuò la
lotta contro i tedeschi a fianco delle truppe jugoslave fino alla primavera del
1945, quando fu rimpatriata . Anche nell’ambito dell’11 armata, dislocata in
a
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Grecia agli ordini del generale Carlo Vecchiarelli, a fronte della rapida dissolu-
zione del comando, si verificarono importanti episodi di resistenza.
(23) E. Aga Rossi, Una nazione allo sbando cit., p. 150.
(24) E. Aga Rossi, Una nazione allo sbando cit., p. 151.
(25) Cfr. British Intelligence in the Second World War. Its Influence on Strategy and Operations, vol. Three,
part I, London, Her Majesty’s Stationery Office, 1984, p. 12.
(26) G. Lombardi, L’8 settembre fuori d’Italia cit., pp. 292 e ss., E. Aga Rossi, Una nazione allo sbando,
cit., pp. 160-161, Le operazioni delle unità italiane nel settembre-ottobre 1943 cit., pp. 321 e ss.
(27) Per gli avvenimenti in Montenegro cfr. Le operazioni delle unità italiane nel settembre-ottobre 1943
cit., pp. 413 e ss. Nelle file della divisione “Garibaldi” entrarono circa cinquecento carabinieri
sfuggiti alla cattura da parte dei tedeschi. Di questi, novantaquattro furono i sopravvissuti.
Cfr. G. Oliva, Storia dei carabinieri cit., p. 207.
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