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NUMERO SPECIALE I CARABINIERI DEL 1943




             prio posto’, ebbe una sostanziale applicazione, a differenza di quanto avvenne
             nei reparti operanti all’estero e nei territori della Rsi , dove i reparti dell’Arma
             seguirono nella maggior parte dei casi la sorte delle altre Forze Armate. Quella
             di Cerica era indubbiamente “un’indicazione di principio, che nella realtà dei
             fatti  doveva  essere  volta  per  volta  ridefinita  in  rapporto  alle  emergenze  in
             mezzo a cui i Carabinieri operavano” . D’altra parte è pur vero che attraverso
                                                (39)
             l’ordine del suo Comandante Generale “L’Arma, nella crisi di uno Stato in dis-
             soluzione, fece appello alla sua più intima disciplina per restare unita”, e dove
             fu possibile, come nel caso dei territori dell’Italia meridionale già liberati, da
             subito “ i Carabinieri rappresentarono un indubbio fattore di stabilità e di con-
             tinuità della legge e dell’ordine” .
                                           (40)
                  Per quanto riguarda le altre Forze Armate, l’aeronautica, ebbe alcune defe-
             zioni e difficoltà tecniche, cosicché soltanto un quarto dei circa ottocento veli-
             voli disponibili all’8 settembre riuscì a raggiungere gli aeroporti del sud.A dif-
             ferenza dell’esercito e dell’aeronautica, la marina aveva ricevuto ordini precisi
             sul comportamento da tenere a seguito dell’armistizio, del quale era stato infor-
             mato all’inizio di settembre il ministro e capo di stato maggiore Raffaele De
             Courten. L’armistizio prevedeva la consegna delle navi agli Alleati, una condi-
             zione che veniva a creare una situazione estremamente delicata poiché la marina
             “era delle tre armi forse la meno preparata ricevere l’ordine così sorprendente
             e improvviso di consegnarsi al nemico” . Di fatto, “forse per timore di non
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             essere obbedito o perché egli stesso contrario a una tale decisione”, De Courten
             “decise di non chiedere immediatamente alla flotta l’attuazione dei termini d’ar-
             mistizio”, con la conseguenza di provocare confusione e incertezze nei coman-
             danti. Mentre la 5  divisione di stanza a Taranto riceveva, ed eseguiva, l’ordine
                              a
             di dirigersi a Malta, alla flotta del Tirreno, proveniente da La Spezia fu ordinato
             di concentrarsi alla Maddalena in attesa di ordini ulteriori. Fu nel corso questa
             operazione che avvenne l’attacco dell’aviazione tedesca alla corazzata “Roma”,
             affondata con l’ammiraglio Bergamini e gran parte dell’equipaggio. Il resto della
             flotta raggiunse poi il porto di destinazione .
                                                       (42)
                  Complessivamente, il bilancio dell’armistizio sotto il profilo politico fu un
             successo, soprattutto per la monarchia e il governo che divennero i garanti del
             passaggio di campo. Sotto il profilo militare fu disastroso per le Forze Armate
             e in particolare per l’esercito.


             (39)  G. Oliva, Storia dei carabinieri cit., p. 205
             (40)  G. Governale, Accanto agli italiani cit., pp. 77-78.
             (41)  E. Aga Rossi, L’inganno reciproco cit., p. 65.
             (42)  E. Aga Rossi, L’inganno reciproco cit., pp. 55-58 e 65-66.

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