Page 57 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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LE FORZE ARMATE ITALIANE NEL 1943




                    Non  valsero  a  modificare  la  situazione  il  rafforzamento  del  gabinetto
               Badoglio con la nascita a metà novembre del cosiddetto “governo dei sottosegre-
               tari”, e i cambiamenti ai vertici militari avvenuti in quei giorni con l’arrivo dalla
               prigionia del maresciallo Messe, rilasciato dagli inglesi che avevano avuto modo
               di apprezzarne il valore in Tunisia . Subentrato al generale Ambrosio nella cari-
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               ca di Capo di Stato maggiore generale, circondato da molte aspettative, Messe
               prese ben presto atto realisticamente della situazione, e intraprese , con l’appog-
               gio dai capi di Stato maggiore delle tre Forze Armate, una lunga e appassionata
               battaglia per valorizzare al massimo il contributo italiano allo sforzo bellico degli
               Alleati che avrebbe dato i suoi frutti più consistenti, per quanto riguarda l’eserci-
               to, soltanto nell’autunno del 1944, con la nascita dei “Gruppi di combattimento”.
                    La politica riguardante l’impiego delle Forze Armate italiane veniva sancita
               alla metà di ottobre dalla Missione militare alleata presso l’esercito italiano con
               una serie di disposizioni destinate a rimanere in vigore fino all’estate del 1944.
               Per quanto riguardava l’esercito si prevedeva effettivamente un consistente uti-
               lizzo di divisioni , ma per la tutela dell’ordine pubblico, la difesa costiera e con-
               traerea e nei servizi ausiliari. Quanto all’aeronautica, sarebbe stata impiegata per
               “sostenere le Forze italiane e quelle dei patrioti nei Balcani, per i servizi di cor-
               riere e per la ricognizione marittima”. Circa l’impiego della marina, si rinviava
               all’accordo Cunningham - De Courten del 23 settembre, in base al quale navi
               italiane sarebbero state impiegate in “operazioni d’appoggio e di salvataggio dei
               reparti italiani di stanza in Albania, in Jugoslavia, nelle isole joniche […] lungo
               le coste del territorio nazionale occupato dai tedeschi, sbarcando informatori e
               sabotatori e scontrandosi con unità germaniche […] nella scorta del traffico
               alleato e nazionale e nel trasporto veloce di truppe” . Tutte attività certamente
                                                                 (58)
               utili e funzionali allo sforzo bellico comune quelle assegnate alle Forze Armate
               italiane, ma che poco avevano a che fare con l’auspicata partecipazione in armi
               alla liberazione del paese.
                    Questa avveniva per la prima volta, come detto, la mattina dell’8 dicem-
               bre 1943, quando finalmente il Raggruppamento entrava in linea nell’ambito


                    italiana  nella  lotta  di  liberazione  europea,  Atti  del  convegno  internazionale,  Milano,  17-19
                    maggio  1994,  Roma,  Min.  Difesa,  Comitato  storico  “Forze  armate  e  guerra  di
                    Liberazione”, 1986.
               (57)  Cfr. G. Conti, Il Primo Raggruppamento motorizzato cit., pp. 37 e ss. Insieme a Messe giunsero
                    in Italia i generali Paolo Berardi e Taddeo Orlando, che assunsero la carica, rispettivamente,
                    di Capo di Stato maggiore dell’esercito e di sottosegretario alla Guerra. Nell’estate del 1944.
                    Orlando sarebbe diventato Comandante Generale dei Carabinieri.
               (58)  Missione Militare, 17 ottobre 1943, Promemoria per il generale Ambrosio, Capo di Stato
                    maggiore generale, oggetto: Politica riguardante l’impiego delle Forze armate italiane. Vedilo
                    in G. Conti, Il Primo Raggruppamento motorizzato cit., allegato 7, pp. 216 e ss.

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