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NUMERO SPECIALE I CARABINIERI DEL 1943




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                  Anche la 5  armata disseminata fra Piemonte, Liguria, Toscana, e Lazio, fu
             sciolta dal suo comandante, il generale Mario Caracciolo di Feroleto, vista l’im-
             possibilità  di  una  resistenza  organizzata-  Stessa  sorte  toccò  all’8   armata,
                                                                                a
             comandata dal generale Italo Gariboldi (Veneto e Venezia Giulia) veniva sciolta
             il 10 settembre .
                           (32)
                  Un discorso a parte merita il caso di Roma che costituisce, come è stato
             scritto, “l’unico punto in cui le forze italiane erano in grado di affrontare quelle
             tedesche con ragionevoli prospettive di successo” . In realtà, i vertici militari
                                                             (33)
             rinunciando subito a qualsiasi tentativo di organizzare una difesa, manifestarono
             anche qui, una assoluta mancanza di volontà di opporsi apertamente ai tedeschi:
             a cominciare dal capo di Stato maggiore dell’esercito che dopo aver emanato
             ordini confusi e contradditori, la mattina del 9 settembre si unì al folto gruppo
             di generali diretti a Pescara al seguito del re per imbarcarsi alla volta di Brindisi,
             dopo  aver  disposto  il  passaggio  delle  responsabilità  al  generale  Giacomo
             Carboni, comandante del Corpo d’armata motocorazzato e del Sim. Questi,
             adducendo l’assenza di ordini precisi e una presunta, ma inesistente, superiorità
             dei  tedeschi,  rinunciò  subito  a  qualsiasi  tentativo  di  organizzare  una  difesa,
             cosicché nella serata del 10 settembre veniva firmata la resa. Nella capitale del
             Regno, abbandonata a sé stessa, e nel circondario, vi erano stati in quei due gior-
             ni, episodi significativi di resistenza, ad opera di reparti dell’esercito, ai quali si
             erano affiancati decine di civili. Oltre quattrocento furono i caduti e circa sette-
             cento i feriti. L’11 settembre il generale Calvi di Bergolo assumeva il comando
             della “città aperta “di Roma, come prevedeva l’accordo di tregua ben presto
             disatteso dai tedeschi che arrestarono il generale deportandolo in Germania e
             insediarono un loro comando: aveva inizio l’occupazione della città che sarebbe
             durata fino al giugno del 1944; un periodo tragico della storia di Roma, per la
             ferocia delle “persecuzioni e delle vendette a cui fu soggetta ad opera dei tede-
             schi […] e dagli esponenti della nuova Repubblica sociale” .
                                                                     (34)
                  Uno dei bersagli principali di queste violenze furono i Carabinieri, “perse-
             guitati perché fedeli a un giuramento […] I fascisti, al riparo dei mitra tedeschi,
             li odiano: li ritengono responsabili dell’arresto di Mussolini, il 25 luglio, dell’uc-
             cisione di Muti e della cattura, a suo tempo, di molti gerarchi. I tedeschi vedono
             in loro l’ultimo scaglione dell’esercito regio” .
                                                       (35)

             (32)  Per le vicende delle due armate cfr. Le operazioni delle unità italiane nel settembre-ottobre 1943 cit.,
                  rispettivamente, pp. 173 e ss. e 235 e ss.
             (33)  G. Rochat, Le guerre italiane, 1935-1943 cit., p. 427.
             (34)  M. Torsiello, Settembre 1943 cit., p. 197.
             (35)  Enzo Piscitelli, Storia della Resistenza romana, Bari, Laterza, 1965, pp. 181 e 183.

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