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NUMERO SPECIALE I CARABINIERI DEL 1943




             1.  1943, l’anno fatale
                  Il 1943 […] sarà veramente di un’importanza fondamentale nella storia italiana […]
             non è l’anno conclusivo della guerra, ma è un anno decisivo, durante il quale si vedrà dove
             pende  la  bilancia .  Così  Mussolini  il  3  gennaio  di  quell’anno  rivolgendosi  al
                           (1)
             nuovo direttorio del partito fascista, si era pericolosamente avventurato in una
             profezia rivelatasi esatta per lui e per il regime fascista, ma anche, tragicamente,
             per l’Italia e le sue Forze Armate. Per la verità, l’inizio dell’anno induceva a cat-
             tivi presagi, per le notizie che giungevano dai due fronti principali della guerra
             italiana. In Russia la controffensiva sovietica sul fronte di Stalingrado a metà
             novembre aveva rovesciato le sorti della guerra; il mese successivo con l’avvio
             dell’operazione  “Piccolo  Saturno”,  aveva  avuto  inizio  l’offensiva  dell’armata
                            a
             Rossa contro l’8  armata italiana che si sarebbe conclusa alla fine di gennaio con
             la disastrosa ritirata del corpo d’armata alpino. Dello stesso tenore le notizie
             provenienti dall’Africa. Anche qui, infatti, gli avvenimenti verificatisi nel mese
             di novembre - la sconfitta dell’Asse nella battaglia di El Alamein e lo sbarco
             degli Alleati nel nord Africa francese - avevano segnato il passaggio dell’inizia-
             tiva agli Alleati che avrebbero costretto in maggio le forze dell’Asse alla resa in
             Tunisia e all’abbandono definitivo dell’Africa .
                                                        (2)
                  Ormai non restava che attendere l’attacco diretto all’Italia, puntualmente
             avvenuto con lo sbarco nelle piccole isole del Mediterraneo, in giugno, poi, nel
             mese successivo, in Sicilia, la cui occupazione fu completata alla metà di agosto,
             producendo un profondo trauma nel paese e nelle Forze Armate, puntualmente
             registrato dai comandi dei Carabinieri presso le armate. I Carabinieri della 5
                                                                                        a
             armata segnalavano il 12 luglio reazioni molto negative da parte degli ufficiali e
             prevedevano gravi conseguenze in mancanza di una pronta risposta, nella quale,
             tuttavia, ancora si sperava. Due settimane più tardi dovevano però registrare
             una crescente rassegnazione di “ufficiali e truppa” consapevoli “per esperienza
             come nulla possano la tenacia e il valore dei combattenti di fronte alla prepon-
             deranza dei mezzi del nemico” .
                                          (3)

             (1)  Al nuovo Direttorio nazionale del PNF, 3 gennaio 1943, in Benito Mussolini, Opera Omnia, v. XXXI, p. 142.
             (2)  Per un inquadramento complessivo della situazione politica del regime alla fine del 1942 e
                  per le ripercussioni degli avvenimenti africani su Mussolini, cfr. Renzo De Felice, Mussolini
                  l’alleato, 1940-1945. I: L’Italia in guerra, 1940-1943, t. II, Crisi e agonia del regime, Torino, Einaudi,
                  1990, pp. 1089 e ss. Per le vicende militari, cfr. Emilio Faldella, L’Italia e la seconda guerra mon-
                  diale. Revisione di giudizi, Bologna, Cappelli, 1960, pp. 503 e ss., Giorgio Rochat, Le guerre ita-
                  liane, 1935-1943, Torino, Einaudi, 354-359 e Mario Montanari, Le operazioni in Africa settentrio-
                  nale. IV,  Enfidaville (novembre 1942-maggio 1943), Roma, SME, Ufficio storico, 1993. L’Italia in
                  guerra. Il quarto anno-1943, Roma, Commissione italiana di storia militare, 1994.
             (3)  Cfr. Giuseppe Conti, La crisi morale del ’43: le forze armate e la difesa del territorio nazionale, in Storia
                  contemporanea, n. 6, dicembre 1993, pp. 1128-1129.

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