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NUMERO SPECIALE I CARABINIERI DEL 1943




             significativo era l’appello a porre l’Italia al di sopra del partito: L’ora che attraversa
             la Patria è assai grave, pertanto tutti devono convincersi che al di sopra del Partito stesso c’è
             l’Italia per la quale, tutti i cittadini, qualunque fede politica essi professino, devono sentirsi
             in dovere di combattere e di morire .
                                         (38)
                  L’appello a porre la patria al di sopra del partito, del regime e dello stesso
             duce, fu il motivo dominante degli interventi e delle polemiche sulla condotta
             della guerra, sui difetti del regime totalitario, sulla prospettiva della prosecuzio-
             ne della guerra o della ricerca della pace, che si svolsero durante dieci ore della
             seduta del Gran Consiglio, dalle 17:15 del 24 luglio fino alle 02:30 del 25. Alla
             fine, diciannove gerarchi su ventotto votarono l’ordine del giorno presentato da
             Dino Grandi, con il quale il supremo organo del regime invitata il capo del
             governo a “pregare la Maestà del Re […] affinché Egli voglia per l’onore e per
             la  salvezza  della  Patria  assumere  con  l’effettivo  comando  di  tutte  le  Forze
             Armate di terra, di mare e dell’aria, secondo l’art. 5 dello statuto del Regno,
             quella suprema iniziativa che le nostre istituzioni a Lui attribuiscono e che sono
             sempre state in tutta la nostra storia nazionale il retaggio glorioso della nostra
             Augusta Dinastia di Savoia” .
                                        (39)
                  Nessuno dei gerarchi del Gran Consiglio, e neppure il duce, sapeva che il
             re aveva già deciso di destituire Mussolini e nominare capo del governo il gene-
             rale Pietro Badoglio, d’accordo con il capo di stato maggiore generale Vittorio
             Ambrosio, il generale Giuseppe Castellano e il prefetto Carmine Senise, che era
             stato capo della polizia dal 1940 all’aprile del 1943. I quali, con il consenso del
             re, affidarono al nuovo Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri Reali
             Angelo Cerica, nominato tre giorni prima, in sostituzione del generale Azolino
             Hazon, morto il 19 luglio durante il bombardamento della capitale, il compito
             di  procedere  all’arresto  di  Mussolini  dopo  l’udienza  reale  a  Villa  Savoia  nel
             pomeriggio  del  25  luglio.  L’operazione  dell’arresto  fu  compiuta  dal  tenente
             colonnello Frignani e dai capitani Paolo Vigneri e Raffaele Aversa .
                                                                            (40)
                  Il 26 luglio al maresciallo Badoglio, che in una lettera aveva giustificato le
             misure nei suoi confronti per proteggerlo da un “serio complotto” ordito con-
             tro di lui, e dichiarava di esser pronto a farlo accompagnare nella località che
             avrebbe  indicato,  Mussolini  rispose  ringraziandolo,  indicò  la  Rocca  delle
             Caminate come località dove esser trasferito, assicurò al nuovo capo del gover-
             no la sua collaborazione, fece voti per il successo del “grave compito” che si era


             (38)  Ivi, promemoria del 6 luglio 1943.
             (39)  Sull’ultima seduta del Gran Consiglio, per un esame critico di tutte le testimonianze dei pro-
                  tagonisti, rinviamo Gentile, Il 25 luglio 1943 cit.
             (40)  Cfr. R. De Felice, Mussolini l’alleato 1940.1945. 1. L’Italia in guerra 1940-1943 cit., pp. 1400 ss.

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