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ITALIA 1943.
                     DALLA DISGREGAZIONE DEL REGIME FASCISTA ALLA FIRMA DELL’ARMISTIZIO



               assunto per ordine del re “del quale durante ventuno anni sono stato leale ser-
               vitore e tale rimango” . Invece di farlo condurre nella località indicata, il duce
                                    (41)
               deposto fu un prigioniero in custodia dei Carabinieri, trasferito prima a Ponza,
               poi alla Maddalena, e infine sul Gran Sasso. Politicamente, Mussolini si consi-
               derava “un defunto” .
                                   (42)
                    Il suo regime si disfece in poche ore. Il partito e la Milizia, dopo venti anni
               di obbedienza cieca e assoluta ai comandi del duce, quando il duce scomparve
               improvvisamente dalla scena, si dissolsero. Furono appena una diecina i fascisti
               uccisi nei giorni successivi alla destituzione di Mussolini.
                    Il governo Badoglio, composto da militari, funzionari e tecnici, insediato
               il 27 luglio, procedette subito allo smantellamento del regime totalitario e alla
               liberazione degli antifascisti carcerati o confinati, senza consentire la libera cir-
               colazione dei partiti politici, che si erano ricostituiti clandestinamente fin dal
               1942, ma in nulla avevano contribuito al crollo del regime fascista.
                    La fine del governo mussoliniano era stata accolta con manifestazioni di
               entusiasmo  dalla  popolazione,  che  credeva  fosse  anche  la  fine  della  guerra.
               Invece,  nell’assumere  il  governo,  Badoglio  annunciò  la  continuazione  della
               guerra  al  fianco  dell’alleato  germanico.  Temendo  un  moto  insurrezionale  di
               repubblicani e comunisti, il governo adottò subito una politica repressiva, vie-
               tando comizi, assembramenti e cortei, ordinando alla forza pubblica si sparare
               contro chi violava tale divieto: il risultato fu che fra il 25 e il 30 luglio furono
               uccisi dalla forza pubblica 83 cittadini, 308 furono feriti e 1.114 arrestati .
                                                                                     (43)
                    Ciò nonostante, riferiva Frignani il 7 agosto, la maggioranza dell’opinione
               pubblica, “animata da profondo patriottismo”, considerava il governo Badoglio
               “un organismo tecnico-militare imposto dalle contingenze, costituito da ottimi
               elementi, e come tale, degno della grave missione che si è assunta”. Ma proprio
               per la sua funzione contingente, la popolazione lo considerava un governo di
               “transizione cui è commesso il gigantesco, preminente problema di conseguire
               la soluzione onorevole e più conveniente possibile della guerra, nonché di sta-
               bilire il nuovo assetto internazionale dell’Italia”.
                    Di conseguenza, proseguiva Frignani, il governo Badoglio non era ritenu-
               to “il più adatto ad affrontare problemi squisitamente politici e organizzativi di
               interesse nazionale che indubbiamente richiedono profondo esame e meditata
               valutazione,  e  pertanto,  ogni  determinazione  adottata  in  questo  campo  non

               (41)  Le due lettere furono pubblicate da Mussolini nel 1944, nel libro Storia di un anno. (Il tempo del
                    bastone e della carota), ora in B. Mussolini, Opera omnia cit., vol. XXXIV, pp. 257-259.
               (42)  Cfr. Renzo De Felice, Mussolini l’alleato. La guerra civile 1943-1945, Torino, Einaudi, 1997, pp. 3 ss.
               (43)  L’Italia nei quarantacinque giorni. 1943. 25 luglio - 8 settembre, Milano, Quaderni de Il movimento di
                    liberazione in Italia, 1969, pp. 382 ss.

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