Page 33 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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ITALIA 1943.
DALLA DISGREGAZIONE DEL REGIME FASCISTA ALLA FIRMA DELL’ARMISTIZIO
la Germania avrebbe fatto sapere al Governo BADOGLIO che qualora facesse un
passo sbagliato e non di gradimento del Governo tedesco, Roma verrebbe occupata militarmen-
te dalle truppe corazzate tedesche cha da alcuni giorni si sono concentrate nella zona di
Orvieto;
il ministro degli esteri tedesco nei colloqui avuti con i diplomatici italiani si sarebbe
mostrato pieno di astio contro l’Italia, rispondendo negativamente a molte richieste nostre. In
alcuni momenti dell’incontro il suo contengo sarebbe stato quasi scorretto .
(47)
Per fugare i sospetti e le minacce dei tedeschi, il 15 agosto ci fu un nuovo
incontro a Bologna fra il vicecapo di stato maggiore generale Francesco Rossi,
il capo di stato maggiore dell’esercito Mario Roatta, il feldmaresciallo Erwin
Rommel e il generale Alfred Jodl. Anche questa volta l’incontro fu dominato
dalla diffidenza tedesca e dalle reiterate dichiarazioni italiane di fedeltà all’alle-
anza .
(48)
Il doppio gioco continuava: tre giorni prima, Badoglio aveva inviato il
generale Giuseppe Castellano a Lisbona per avviare trattative in vista di un
armistizio con gli Alleati, che erano inflessibili nell’esigere dal governo italiano
una resa incondizionata, secondo le condizioni comunicate a Castellano il 19
agosto dal generale americano Walter Bedell Smith. E per confermare la loro
intransigenza, gli Alleati fecero bombardare Torino, Milano e Roma, con altre
migliaia di vittime fra i civili. Castellano fece ritorno a Roma il 27 agosto, per
riferire sulle condizioni imposte dagli Alleati per l’armistizio. Che alla fine furo-
no accettate, nella formulazione in dodici punti esposti nella “armistizio corto”,
firmato il 3 settembre a Cassibile dal generale Castellano e dal generale Bedell
Smith, alla presenza del generale Eisenhower.
Sulla capitolazione italiana, il re e Badoglio, terrorizzati dalla reazione
tedesca, vollero mantenere al momento il silenzio; anzi, nello stesso giorno
della firma, Badoglio assicurò l’ambasciatore germanico Rudolf von Rahn sulla
fedeltà dell’Italia all’alleanza, dichiarando di ritenere “incomprensibile” la diffi-
denza del governo del Reich verso la sua persona: “Ho dato la mia parola e la
manterrò. Vi prego di avere fiducia” .
(49)
Ma i sospettosi capi germanici, sia politici che militari, continuarono a far
affluire truppe e materiali in Italia, dando fin dal 30 agosto le direttive per
“disarmare l’esercito italiano il più rapidamente possibile” .
(50)
(47) Ivi, promemoria del 10 agosto 1943. Sull’incontro a Tarvisio cfr. Federick William Deakin,
Storia della repubblica di Salò, Torino, Einaudi, 1963, pp. 676 ss.
(48) Ivi, pp. 684 ss.
(49) Cit. in F. W. Deakin, La repubblica sociale italiana cit., p.706.
(50) Ivi, p. 707.
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