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NUMERO SPECIALE I CARABINIERI DEL 1943




             polarizza  l’attenzione  dell’opinione  pubblica,  che  le  assegna  il  carattere  di
             provvisorietà”. Inoltre, vi era il timore che il “complessivo orientamento mar-
             catamente antifascista delle deliberazioni prese” potesse indurre le classi diri-
             genti tedesche “a sentirsi troppo vivamente colpite e accrescere la già grande
             diffidenza  con  cui  la  Germania  hitleriana  guarda  all’Italia  libera  dal  giogo
             fascista” .
                     (44)
                  La diffidenza germanica nei confronti di una Italia non più fascista era tut-
             t’altro  che  una  possibilità  ipotetica  per  Frignani,  il  quale  trascriveva  per  il
             Comando generale i telegrammi del consolato italiano di Innsbruck che segna-
             lavano  come  “nei  giorni  27,  28  e  29  [luglio]  si  fosse  andato  continuamente
             accentuando  l’afflusso  di  truppe  e  materiali  provenienti  da  varie  zone  della
             Germania e dei territori occupati, che venivano avviate verso la zona del confi-
             ne”. L’afflusso si era intensificato la notte del 30, con “l’arrivo di vari reparti di
             carri armati medi e pesanti (fra cui numerosi del tipo Super-Tigre), di diverse
             unità di cavalleria e di artiglieria someggiata”. La sera del 29 il consolato aveva
             ricevuto informazione certe che le autorità tedesche consideravano “ormai ulti-
             mato il concentramento e che lo sconfinamento doveva ritenersi imminente”.
             La notte del 1  agosto la 44  divisone Gebirgsjäger (Cacciatori alpini) giunta al
                                       a
                          °
             posto di frontiera, di fronte al rifiuto del reparto italiano di farla proseguire,
             aveva fatto avanzare “un reparto armato di fucili mitragliatori, che ha preso
             possesso, senza incontrare resistenza, del posto medesimo e abbattuto la sbarra
             di confine” .
                       (45)
                  Nei  primi  giorni  di  agosto,  gli  Alleati  intensificarono  i  bombardamenti
             sulla  penisola,  provocando  migliaia  di  vittime  civili.  Intanto,  il  governo
             Badoglio, senza un piano preciso e con molta ambiguità, facendo in pratica il
             doppio gioco fra l’alleato germanico e gli Alleati, incominciò segretamente a
             sondare le vie per trattare un armistizio, inviando diplomatici a Lisbona e a
             Tangeri .
                    (46)
                  Per tenere buono il sospettoso e diffidente alleato, il 6 agosto, a Tarvisio,
             il ministro degli esteri italiano Raffaele Guariglia e il generale Ambrosio incon-
             travano il ministro degli esteri tedesco Joachim von Ribbentrop e il generale
             Wilhelm Keitel per confermare la loro collaborazione. Qualche giorno dopo,
             Frignani faceva sapere al Comando generale di aver appreso da persona vicina
             ad Ambrosio le seguenti notizie sull’incontro italo-tedesco:


             (44)  ASAC, D1198.1, promemoria del 7 agosto 1943.
             (45)  Ivi, promemoria del 6 agosto 1943.
             (46)  Cfr. Elena Aga Rossi, Una nazione allo sbando. L’armistizio italiano del settembre 1943, Bologna, il
                  Mulino, 1998.

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