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NUMERO SPECIALE I CARABINIERI DEL 1943




                  Il promemoria di marzo informava il duce che “i successi militari consegui-
             ti sui vari teatri di guerra dalle potenze del Tripartito hanno ravvivato lo spirito
             delle truppe e delle popolazioni e favorito il sorgere di più serene prospettive.
             Vivissima è perciò l’attesa per l’inizio delle operazioni di primavera, in cui molti
             ripongono la speranza che la guerra si possa risolvere o quanto meno se ne
             possa accelerare l’epilogo. In sostanza si nota una diffusa rinsaldata fiducia nella
             Vittoria” . Ma la fiducia cominciò a declinare, fino a svanire, dopo che l’offen-
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             siva dell’Asse in Africa settentrionale si era arrestata a un centinaio di chilometri
             da Alessandria d’Egitto. Il 29 giugno il duce si era recato in Africa convinto di
             poter entrare trionfalmente in Alessandria, ma il 20 luglio rientrò a Roma. Dieci
             giorni dopo l’avanzata dell’Asse si arrestò ad El Alamein. Qui, il 23 ottobre, ini-
             ziò la controffensiva inglese, che proseguì vittoriosamente. Nello stesso tempo,
             con la fine dei successi militari, iniziò la decadenza del regime fascista, che fu
             registrata dal Comando generale dell’Arma attraverso i promemoria che perve-
             nivano dai comandi territoriali, riguardanti la situazione politica ed economica, e
             soprattutto la condizione dello “spirito pubblico”, cioè lo stato d’animo e l’at-
             teggiamento della popolazione nei confronti del regime. Da questi promemoria,
             il Comando generale estraeva e riassumeva le notizie più rilevanti, che venivano
             inviate al duce, al quale fornivano un quadro complessivamente realistico del
             progressivo aggravarsi della sfiducia delle masse nei confronti del regime.
                  “Le critiche contro il Regime - riferiva il promemoria di dicembre 1942 -
             diventano  ogni  giorno  più  vivaci  e  serrate.  L’addebito  principale  mosso  al
             Fascismo è generalmente quello di non aver saputo a suo tempo prevedere dove
             la politica delle rivendicazioni avrebbe necessariamente condotto la Nazione e di
             non aver, parallelamente a tale politica, convenientemente potenziato le Forze
             Armate” . Per venti anni, il duce aveva imposto la militarizzazione e la irreggi-
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             mentazione della popolazione, dichiarando che la nazione era in stato di guerra
             permanente, perché la guerra era un necessario e inevitabile esame dei popoli;
             per questo aveva condotto i soldati italiani a combattere in Etiopia e in Spagna,
             per poi gettare la nazione nel secondo conflitto mondiale, dichiarando guerra
             alle più grandi potenze del mondo. Il 3 gennaio 1943, in un discorso al direttorio
             nazionale del partito fascista, il duce aveva dichiarato che il 1943 “sarà veramente
             di una importanza fondamentale nella storia italiana. È l’anno in cui il regime
             deve manifestare la sua forza e il popolo italiano superare un collaudo, che si pre-
             senta serio” :
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             (20)  Ivi, busta 170, fascismo 36.
             (21)  Cit. in R. De Felice, Mussolini l’alleato. 1. L’Italia in guerra 1940-1943 cit., p. 767.
             (22)  Benito Mussolini, Opera omnia, a cura di Edoardo e Duilio Susmel, 35 volumi, Firenze, La
                  Fenice, 1953-1961, vol. XXXI, p. 138.

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