Page 21 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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ITALIA 1943.
DALLA DISGREGAZIONE DEL REGIME FASCISTA ALLA FIRMA DELL’ARMISTIZIO
un mutamento d’indirizzo nella condotta della guerra”. Fra le masse era svanita
“la speranza di una rapida soluzione della lotta”, tanto che molti, “constatando
che le nostre forze armate, per difetto di mezzi sono costrette a cedere di fronte
al nemico, si domandano con viva preoccupazione cosa possa accadere in avve-
nire”. Di conseguenza, nel popolo andava “declinando la fiducia; si sente spesso
ripetere che sarebbe preferibile un sollecito intervento dell’alleato, anche se da ciò
dovesse conseguire una ulteriore scossa al nostro prestigio”. Ad aggravare la sfi-
ducia contribuiva il malessere economico, con il costo della vita “in incessante
aumento”, mentre i generi sottoposti a prezzi inferiori “a quelli di costo, tendono
a rarefarsi o a sparire”. Accadeva così “il fatto persistente” che in alcune città,
“l’acquirente, dopo lungo tempo perso a far ‘coda’ innanzi ai negozi, debba tor-
nare a casa senza aver potuto acquistare il genere tesserato o no”. Inoltre, vi erano
“aumenti notevoli” per il pesce, le uova, il burro, i legumi; vi era carenza di latte
e di olio, e scarseggiava “ovunque il combustibile per il riscaldamento, e da varie
province era segnalata “la difficoltà di approvvigionamento di farina, pasta, avena,
carne, ecc.”. A ciò si aggiungeva la deficienza di materie prime, che peggiorava la
situazione economica, specialmente delle piccole e medie aziende, che accusava-
no le grandi imprese di accaparrarsi “la maggiore quantità di materie” a danno
delle altre. All’inizio del 1941, riferiva l’Arma al duce, il ricordo “sempre molto
vivo dei nostri insuccessi in Grecia, collegato agli sfortunati avvenimenti d’Africa,
suscita aspri commenti e critiche circa la nostra preparazione alla guerra; critiche
e commenti che, già contenuti nell’ambito delle discussioni amichevoli e confi-
denziali, vanno ora generalizzandosi, investendo ogni ordine di cose”, mentre
come “nel 1937, dopo lo sfortunato episodio di Guadalajara, si assiste ad una pro-
gressiva recrudescenza di manifestazioni sovversive”, con la diffusione di libelli,
opuscoli, giornali, scritte murali, “sfruttando lo sfavorevole andamento delle ope-
razioni belliche, le voci, invero assai diffuse, di errori politici, il disagio economico,
ecc.”, per “far presa sui vari ceti, non esclusi quelli intellettuali e militari”. Anche
in “ambienti elevati” era condivisa la convinzione che “gli organi centrali abbiano
peccato per lo meno di superficialità nel riferire al DUCE sulla nostra situazione
e sulle possibilità del nemico”. Il promemoria segnalava inoltre “un cauto, ma pur
diffuso atteggiamento mentale di minor consenso per il Regime, che coinvolge-
rebbe pure elementi di vecchia fede fascista. Si parla di deformazioni subite dai
principi che ispirarono la Rivoluzione, di speculazioni, favoritismi, smodato senso
di arrivismo e avidità di denaro, creazione di una pesante e costosa soprastruttura
di organismi non del tutto necessaria allo scopo” .
(12)
(12) Archivio dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito (da ora in poi AUSSME),
Gabinetto, busta 20/4.
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