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NUMERO SPECIALE I CARABINIERI DEL 1943
Infatti, alla richiesta di un aiuto, avanzata dal duce per fronteggiare l’inva-
sione, Hitler aveva risposto il 13 luglio, assicurando che aveva deciso di poten-
ziare le forze germaniche in Italia, ma nello stesso tempo deplorò la condotta
delle truppe italiane, che, “almeno in uno dei settori più importanti non hanno
nemmeno accettato il combattimento” .
(4)
La risposta del duce, scritta il 18 luglio, conteneva nella sostanza quanto
riferito da Frignani, ma il comandante ignorava che la lettera non era stata invia-
ta, probabilmente perché Mussolini intendeva affrontare la questione personal-
mente con Hitler nell’incontro a Feltre il giorno successivo .
(5)
Nel promemoria, Frignani non faceva cenno ad un’altra riunione, molto
importante, che si era svolta la mattina del 16 luglio nell’ufficio di Scorza, il
quale aveva convocato alcuni dei principali gerarchi, per discutere sulla gravità
della situazione dopo lo sbarco in Sicilia .
(6)
Fra i gerarchi presenti vi erano i principali esponenti del regime fascista:
Bastianini, Emilio De Bono, Giovanni Giuriati, Roberto Farinacci, Giuseppe
Bottai, Tullio Cianetti, Attilio Teruzzi. Erano stati convocati anche Dino Grandi
e Luigi Federzoni, ma il primo rimase a Bologna, dove allora soggiornava spesso
pur essendo presidente della Camera, mentre il secondo aveva inviato una lettera
per scusare la sua assenza. Oggetto principale della discussione, molto animata,
fu il comportamento del duce, il quale durante la guerra non aveva mai consultato
né informato il Gran Consiglio, supremo organo costituzionale dello Stato, sulle
sue decisioni. L’ultima riunione era avvenuta il 7 dicembre 1939 per confermare
la non-belligeranza. Aprendo la riunione, Scorza espose lo stato del paese in guer-
ra: situazione “militare-siciliana, criticissima; militare-nazionale, criticissima, anche
per il problema colossale della difesa delle coste, che offrono multipli piani d’at-
tracco e d’attacco; Stato Maggiore, ostile, sfiduciato, tanto da covare in sé l’estre-
mo rimedio del colpo di stato; parte cattolica, ostile, già braccante nuove soluzio-
ni; masse operaie, ostili, facile preda dei Kerenskj prima, dei Lenin poi” .
(7)
Seguirono altri interventi, tutti severi nel criticare “l’isolamento in cui si
era chiuso Mussolini” .
(8)
(4) Giuseppe Bastianini, Volevo fermare Mussolini. Memorie di un diplomatico fascista, Milano, Rizzoli,
2005, p. 135. Renzo De Felice, Mussolini l’alleato. I. L’Italia in guerra 1940-1943. Tomo secondo,
Crisi e agonia del regime, Torino, Einaudi, 1990, pp. 1321 ss. Ministero degli Affari esteri, I docu-
menti diplomatici italiani. Nona serie 1939-1943, vol. X, 7 febbraio - 8 settembre 1943, Roma,
Libreria dello Stato, 1990, p. 653.
(5) Ivi, pp. 681-682, il testo della lettera non inviata.
(6) Cfr. Emilio Gentile, 25 luglio 1943, Roma-Bari, Laterza, 2018, pp. 135 ss.
(7) Giuseppe Bottai, Diario 1935-1944, a cura di Giorgio Bruno Guerri, Milano, Rizzoli, 1982,
p. 394.
(8) Tullio Cianetti, Memorie dal carcere, a cura di Renzo De Felice, Milano, Rizzoli, 1983, p. 394.
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