Page 19 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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ITALIA 1943.
DALLA DISGREGAZIONE DEL REGIME FASCISTA ALLA FIRMA DELL’ARMISTIZIO
Alla fine, i gerarchi furono concordi a chiedere una immediata udienza
dal duce, per persuaderlo ad accettare un radicale mutamento nella sua gestio-
ne del potere, restaurando il pieno funzionamento degli organi costituzionali
del regime, prima di tutto il Gran Consiglio, ponendo fine allo “squilibrio tra
potere personale e governo legale” .
(9)
Pur fortemente contrariato dalla improvvisa richiesta, il duce acconsentì a
ricevere i gerarchi quello stesso pomeriggio.
E dopo aver ascoltato per due ore, restando quasi sempre in silenzio,
l’esposizione delle preoccupazioni dei gerarchi per la gravità della situazione,
accompagnate da pesanti critiche alla condotta della guerra, il duce alla fine
disse che avrebbe convocato il Gran Consiglio entro quindici giorni. La richie-
sta dei gerarchi e il cedimento del duce, cosa che mai sarebbe stata possibile nel
precedente ventennio, era la più evidente manifestazione che il regime fascista
si stava disgregando a cominciare dal vertice.
Infatti, a minare il regime contribuirono le rivalità fra i gerarchi, sia per
ambizioni personali, sia per le valutazioni contrastanti sulle misure da adottare
nel campo politico come nel campo economico e sociale. Da “fonte sicura”, il
4 febbraio 1943 Frignani aveva appreso che vi era stato uno scontro violento fra
il ministro delle Corporazioni Renato Ricci e il ministro dell’Agricoltura Carlo
Pareschi, avvenuto il 25 gennaio durante una riunione della Corporazione viti-
vinicola convocata “per proporre i mezzi atti ad attuare una disciplina nell’im-
portante settore”. Lo scontro, provocato dagli opposti punti di vista dei due
ministri, avvenne alla presenza dei componenti della corporazione provenienti
dalle diverse provincie del regno. La rivelazione di “un profondo dissenso ed
una acredine forse mai rilevata tra due membri del Governo” aveva suscitato
una impressione “semplicemente penosa”, aggravata, proseguiva il promemoria,
dal modo “aspro e perentorio, giudicato offensivo da tutti i presenti”, con il
quale Ricci aveva ingiunto alla Corporazione di presentagli entro ventiquattrore
un progetto concreto, “minacciando altrimenti di prendere provvedimenti gravi
a carico degli esponenti delle categorie”, fino a dichiarare che avrebbe “in caso
di esitazione, cacciato dalla carica gli esponenti stessi”. Le “gravi dichiarazioni”
del ministro e “i modi inurbani da lui usati” erano state commentate “aspramen-
te” dai presenti alla riunione, i quali osservarono che “se l’accordo mancava tra
i due membri del Governo era ben difficile che l’accordo stesso si fosse così
rapidamente potuto realizzare fra le centinaia di componenti la
Corporazione” .
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(9) G. Bottai, Diario 1935-1944 cit., p. 394.
(10) ASAC, D1198.1.
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