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NUMERO SPECIALE I CARABINIERI DEL 1943




                  Lo scontro fra i due ministri e il comportamento di Ricci fu probabilmen-
             te il motivo per il quale Mussolini decise di rimuoverlo dalla carica il 6 febbraio,
             quando, improvvisamente, con il solito metodo delle decisioni prese all’insaputa
             degli stessi interessati, il duce decise la sostituzione di nove ministri, fra i quali
             Galeazzo Ciano dagli Esteri, Giuseppe Bottai dall’Educazione nazionale e Dino
             Grandi dalla Giustizia, mentre assunse il ministero degli Esteri, aggiungendolo
             ai ministeri dei quali era già titolare, l’Interno e i tre ministeri militari.
                  Fu il più ampio rimaneggiamento del governo operato da Mussolini, con
             l’intento di avere un controllo più serrato di quanto non lo fosse stato fino a
             quel momento, sulla condotta della guerra, della politica estera e della politica
             interna. Invece, con l’improvvisa sostituzione di ministri e sottosegretari, che
             riteneva responsabili delle carenze organizzative e produttive del paese in guerra,
             il duce accelerò la disgregazione del regime, aggravando le rivalità fra le massime
             gerarchie, con la conseguenza di accrescere la loro sfiducia nei suoi confronti.
                  I primi sintomi di crisi furono riscontrati fin dal primo anno di guerra, dopo
             il fallimento dell’aggressione alla Grecia, che aveva provocato “impressioni e pre-
             visioni meno favorevoli di quelle formulate all’inizio della guerra”, come riferiva
             nel dicembre 1940 il promemoria dell’Arma per il duce . “Il ritardo frapposto
                                                                  (11)
             dalla Germania nella preannunciata invasione della Gran Bretagna” e “i nostri
             insuccessi militari”, “hanno alquanto oscurato le previsioni ottimistiche, dando
             luogo al progressivo formarsi della convinzione che la lotta sarà lunga e metterà
             a durissima prova la resistenza dei popoli”. L’opinione pubblica appariva “diso-
             rientata, perplessa, tendente al pessimismo; taluni esprimono in sordina l’opinio-
             ne che l’Italia attraversi uno dei momenti più critici della sua storia”. Lo stato
             d’animo  di  tutte  le  categorie  sociali  era  “sostanzialmente  disorientato  e  assai
             depresso”, e soprattutto “degno di seria considerazione” era il “malessere econo-
             mico divenuto molto sensibile”, traendo la sua “prima origine dalla profonda
             vivissima amarezza dei nostri insuccessi”: “Prevale l’opinione che le attuali vicen-
             de siano dovute alla impreparazione del Paese alla guerra ed a errori di carattere
             militare e politico, ai quali molti invocano di mettere riparo con urgenti e radicali
             provvedimenti”. Se non vi erano state ancora “pubbliche esplosioni di collera”,
             ciò era dovuto “più che a spirito di disciplina, al timore di incorrere in gravi san-
             zioni”, perché “oltre l’osservazione superficiale si intravede facilmente che in ogni
             ceto v’è una situazione di grave malumore, che prendendo le mosse dai sacrifici
             sopportati dal popolo con comprensione delle necessità, invoca la punizione dei
             responsabili, la eliminazione delle cause dei dannosi eventi e in particolar modo

             (11)  Archivio Centrale dello Stato, Segreteria particolare del Duce (da ora in poi ACS, SPD),
                  Carteggio riservato, busta 164, fascicolo 22.

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