Page 101 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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L’ARMA DEI CARABINIERI REALI
DALL’ARRESTO DI MUSSOLINI ALLA SUA LIBERAZIONE
La sera dell’8 settembre, dai microfoni dell’EIAR tutto il Paese ascolta la
voce del maresciallo Badoglio che annuncia la resa incondizionata dell’Italia agli
Angloamericani. Alle prime ore del mattino del 9 settembre il Sovrano e il suo
seguito, compresi Badoglio, Ambrosio, diversi ministri e i vertici militari lascia-
no Roma; raggiungono Ortona ove si imbarcano sulla corvetta Baionetta per
raggiungere Brindisi. Il 14 agosto Roma era stata dichiarata unilateralmente
“Città Aperta”. Non c’è più un Governo; tra poco ce ne saranno due: uno al
sud ed uno che si insedierà sulle sponde del lago di Garda. Le Forze Armate
italiane si trovano senza ordini, privi di ogni linea di comando, mentre i tedeschi
si apprestano ad occupare la Capitale. Nel rievocare quei giorni, il generale
Caruso descrisse nella sua relazione la surreale atmosfera che regnava sul Gran
Sasso dopo l’8 settembre: nessuno rispondeva più e le notizie erano confuse. Rimanemmo
isolati ed in estenuante attesa […] Dopo uno o due giorni dalla proclamazione dell’armisti-
zio s’incominciarono a notare aerei tedeschi sorvolare a bassa quota la località di Campo
Imperatore ed ufficiali nazisti andare e venire all’albergo dell’Aquila. Tali movimenti finiro-
no per attirare l’attenzione del comandante il gruppo carabinieri dell’Aquila, maggiore
Giulio Cesare Curcio, che ne riferì al prefetto Biancorosso perché potesse renderne edotto
l’ispettore Gueli . Vieppiù che l’apparato informativo tedesco non si era mai
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arrestato ed era in pieno fermento. Il capitano Skorzeny si era di molto avvici-
nato all’obiettivo quando Mussolini si trovava a La Maddalena, ma il giorno
prima dell’operazione Alarico, il duce era stato trasferito sul Gran Sasso.
L’incarico ricevuto direttamente dal Fuehrer lo aveva di molto galvanizzato e
questo suo atteggiamento, iperattivo e a tratti spavaldo, aveva procurato dissa-
pori e attriti con il generale Kurt Student, Comandante della divisione paraca-
dutisti a cui era stata affidata, nello stesso tempo, la missione di liberare
Mussolini; Quercia fu battezzata in codice l’operazione. Il quadro informativo si
stava raffinando giorno dopo giorno. L’afflusso nei pressi del Gran Sasso di un
contingente di duecentocinquanta militari italiani, la presenza di un posto di
blocco tra Assergi e la stazione inferiore della funivia, lo sgombero dell’hotel, il
rifiuto frapposto alla richiesta di adibire l’albergo di Campo Imperatore a luogo
di convalescenza per i militari tedeschi costituivano indizi univoci e convergen-
ti. La notizia, tuttavia, che spazzò ogni perplessità, giunse a Kappler il 7 settem-
bre. Era stato intercettato un messaggio cifrato, decriptato, diretto al Capo della
polizia Senise: Le misure di sicurezza sul e intorno al Gran Sasso sono state ultimate ,
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firmato Gueli. Il giorno dopo Skorzeny decolla da Pratica di mare a bordo di
un trimotore per sorvolare Campo Imperatore e scattare delle fotografie.
(35) Ibidem, p. 29.
(36) Ibidem, p. 23.
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