Page 105 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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L’ARMA DEI CARABINIERI REALI
DALL’ARRESTO DI MUSSOLINI ALLA SUA LIBERAZIONE
Mussolini, richiamato dal fragore, si affaccia dal balcone della sua stanza;
con lui c’è il maresciallo Antichi il quale lo informa che si tratta di velivoli tede-
schi. Apprendendo ciò, si concede un’esclamazione di delusione: «questo non ci vole-
va proprio». Sbarcati dagli alianti, i paracadutisti puntano rapidamente verso l’alber-
go. Spinto in avanti con ruvida energia da Skorzeny, il generale Soleti inizia a
sbracciarsi implorando di non sparare. La narrazione di questi concitati frangenti
è ancora affidata al maresciallo Antichi: li vedemmo volteggiare contro sole ondeggiando e
scendere […] Mussolini era con me, assorto, pensieroso […] Fissava quella scena senza inte-
resse, preoccupato. “Questo non ci voleva” aveva detto all’apparire degli alianti tedeschi. Lo
lascio, scendo nella sala accanto al tenente Faiola che può avere bisogno di me. Dal vano dello
sportello del primo degli alianti scorgo, rapidissimo un paracadutista scendere […] Dagli altri
alianti scendono intanto, prudenti […] altri paracadutisti. Infine, dal primo degli alianti scende
un ufficiale italiano […] dietro di lui è sceso un tedesco, alto, grosso, imponente. Gli cammina
dietro con un mitra in mano […] Apre la marcia l’ufficiale nostro, sono in dodici almeno dietro
di lui […] si fanno scudo dell’ufficiale […] riconosco i gradi dell’ufficiale in divisa grigio verde;
è un generale […] Ora sento anche la voce del generale gridare qualcosa: “non sparate!”. È a
non più di trenta metri dall’albergo […] Arrivano […] proprio sotto la finestra di Mussolini.
Sento di nuovo, vicinissima ora, la voce del generale urlare: “non sparate”, e un’altra voce subito
rispondergli, fargli eco. È la voce di Mussolini che si è affacciato alla finestra: “non spargete san-
gue, non sparate!” grida Mussolini. La supplica del generale Soleti è esaudita. Gueli e
Faiola ordinano ai militari di guardia di non aprire il fuoco. Dallo sbarco dei para-
cadutisti alla presa dell’albergo sono trascorsi circa dieci minuti. L’operazione
“Quercia” è conclusa: Mussolini è liberato. Il maresciallo Antichi ancora raccon-
ta: Ormai i tedeschi sono dentro l’atrio; l’ufficiale nazista, alto, gigantesco è un capitano […]
adesso urla; ha visto Mussolini da fuori, sa dove andare […] arriva nella stanza del prigio-
niero col fiatone […] nella stanzetta mi trovo accanto un ufficiale tedesco [Antichi appren-
derà poi trattarsi di Skorzeny - ndA] […] mentre Skorzeny come un invasato continua
a parlare, lui [Mussolini] stanco, avvilito, tutt’altro che entusiasta, si siede sulla sponda del
letto. Stancamente Mussolini senza alzarsi dal letto gli risponde in tedesco poche parole […]
Un carabiniere intanto mi avverte che con la funivia sono arrivati altri tedeschi e che altri ne
stanno sopraggiungendo […] Poi [Skorzeny] rivolto a Mussolini disse: “Vuole seguirmi
Duce?”. Un carabiniere radunò le poche cose di Mussolini, la scarsa biancheria, i libri, il
ritratto del figlio Bruno […] Mussolini si è infilato il cappotto nero e un cappello floscio: è
pronto. Mi passa accanto […] riesce a dirmi qualcosa: “Avrei preferito essere liberato dagli
italiani” dice e mi supera . Mezzora dopo, un velivolo da ricognizione Fieseler FI
(44)
156 Storch, noto con il nome Cicogna, pilotato dall’esperto capitano Heidrich
Gerlach, atterra nell’unico fazzoletto di prato disponibile davanti all’albergo.
(44) R. De Felice, Mussolini e il Fascismo - la guerra cit., pp. da 39 a 41.
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