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NUMERO SPECIALE I CARABINIERI DEL 1943




                  In questo senso, ci è parso indispensabile far comprendere come in realtà
             ci fu una difesa di Roma nel settembre 1943, ma mancò il coordinamento da
             parte delle alte cariche preposte allo scopo. Carabinieri, Granatieri, Lancieri,
             Genieri e altri specialisti delle unità del Regio Esercito, insieme a molti civili,
             combatterono e molti persero la vita in quei e nei giorni successivi sino alla
             Liberazione di Roma. La difesa della capitale è ricordata anche perché militari
             e civili combatterono il nemico e riuscirono a bloccare la sua penetrazione nel-
             l’abitato fino ad un certo momento e cioè fino all’applicazione degli ordini rice-
             vuti dalle autorità militari italiane, in base agli accordi presi con il feldmarescial-
             lo Albert Kesserling, comandante delle truppe tedesche in Italia. Questi aveva
             chiesto la resa di tutte le unità militari italiane presenti nella capitale per permet-
             tere, nel frattempo, il deflusso delle unità tedesche verso il Nord. Secondo la
             ricostruzione basata sulle relazioni ufficiali stilate mesi dopo le operazioni mili-
             tari, gli ordini di cessate il fuoco arrivarono ai Carabinieri e ai militari degli altri
             reparti che difendevano il caposaldo n. 5. Il riposizionamento dei militari italia-
             ni, sulla base degli ordini legittimi ricevuti, non fu rispettato dalle unità di para-
             cadutisti tedeschi che continuarono a muovere in direzione del centro città.
                  In questa vicende, come abbiamo anticipato, il controllo del ponte della
             Magliana aveva un carattere strategico. Quello stesso ponte che fu difeso dai
             militari della legione Allievi di Roma


             2.  Il crollo del fascismo
                  È nota la situazione politica e sociale del Paese ed è noto che gli italiani
             non accettavano più la condotta della guerra fascista, con momenti di grande
             tensione accresciuti dalle difficoltà di approvvigionamento dei beni essenziali e
             per l’esplosione della borsa nera. Gli scioperi nel Nord Italia, all’inizio del 1943,
             mostrarono  chiaramente  la  posizione  delle  masse  operaie  e  la  contrarietà  di
             molti cittadini alla e al regime, espressione del malcontento di una parte della
             popolazione italiana .
                                (1)
                  Non è il caso di ripercorrere in queste pagine la situazione politica e i rap-
             porti tesi tra la Germania nazista e l’Italia fascista ancora pochi giorni prima
             della caduta del fascismo.
                  Resta  chiaro  che,  a  detta  di  un  esponente  politico  del  tempo,  Raffaele
             Guariglia, aveva affermato:

             (1)  Per alcuni fenomeni di contrasto agli scioperi e ad altre manifestazioni cfr. Giorgio Rochat,
                  Duecento sentenze nel bene e nel male - i Tribunali militari nella guerra 1940-43, Udine, Gaspari
                  Editore, 2002, ma anche il datato e sempre utile Giorgio Rochat, Giulio Massobrio, Breve sto-
                  ria dell’Esercito Italiano dal 1861 al 1943, Torino, Einaudi, 1978, pp. 295-299.

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