Page 111 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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ARMA COMBATTENTE.
I CARABINIERI REALI NELLA DIFESA DI ROMA
Se la Germania pensava di occupare l’Italia e di forzare la mano al nostro popolo, essa
si sarebbe trovata in paese nemico con tutte le conseguenze che da una tale situazione avreb-
bero potuto derivare alle truppe operanti nel nostro territorio .
(2)
Il senatore Cerica, già Comandante Generale nei mesi febbrili di luglio-
settembre 1943, nel commemorare nel 1958 la fine del ventennio fascista e la
deposizione di Mussolini sottolineava che le Forze Armate furono in quei gior-
ni fedeli al dovere nonostante “la presenza in Roma di ottomila militari tede-
schi, e la presenza, nelle immediate vicinanze della città, di una divisione di
camicie nere potentemente armate”; egli continuava affermando che il segreta-
rio del partito fascista dell’epoca si adoperò attivamente affinché l’esecuzione
degli ordini del re procedesse in perfetta regola e senza reazioni ed inconve-
nienti e che infine, fu possibile “scongiurare anche il ventilato intervento delle
camicie nere attraverso una telefonata… al generale Galbiati” .
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Il cosiddetto “arresto” di Mussolini (ne parla Marco Riscaldati in queste
pagine) fu condotto esclusivamente da personale dell’Arma dei Carabinieri
Reali che gestì l’ingombrante presenza da quel 25 luglio sino al 12 settembre
1943. Nel frattempo, il primo ministro, maresciallo d’Italia Pietro Badoglio,
diede avvio alla “defascistizzazione delle istituzioni pubbliche” , e si attivò per
(4)
arrivare alla firma, il 3 settembre, dell’armistizio tra il regno d’Italia e gli Alleati.
Allo stesso tempo il governo Badoglio reagì con disposizioni severissime verso
la popolazione all’indomani della caduta del fascismo, principalmente per timo-
re di manifestazioni di provenienza politica, ma anche per le azioni di porzioni
dell’apparato di partito e della Milizia all’arresto di Mussolini .
(5)
(2) Quanto riportato dal ministro degli Esteri del tempo è presente in Raffaele Guariglia, Ricordi
1922-1943, Napoli, E.S.I., 1950, p. 629, in Renato Perrone Capano, La resistenza in Roma, 2
voll., Napoli, Gaetano Macchiaroli Editore, 1963, I vol., p. 69. Tale frase sarebbe stata pro-
nunciata dallo stesso ministro in occasione dell’incontro di Tarvisio del 6 agosto 1943 tra i
ministri degli Affari Esteri dei due Paesi.
(3) Angelo Cerica fu Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri Reali dal 23 luglio all’11 settem-
bre 1943. Su di lui, oltre a https://www.carabinieri.it/chi-siamo/ieri/storia/i-comandanti-genera-
li/i-cti-generali/gen-c-a-angelo-cerica, si veda il profilo biografico in DBI, https://
www.treccani.it/enciclopedia/angelo-cerica_(Dizionario-Biografico)/ consultato il 1° agosto 2023.
Il discorso fu tenuto da Cerica il 25 luglio 1958, in Senato, ricorrendo il quindicesimo anniversario
della caduta del fascismo, in Renato Perrone Capano, La resistenza in Roma cit., p. 44.
(4) Tra i vari provvedimenti fu dichiarato lo scioglimento del Partito Nazionale Fascista vietan-
done la ricostituzione e, inoltre, la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale entrò a far
parte dell’Esercito, sostituendo i fascetti littori con le stellette simbolo dell’appartenenza alla
compagine militare. Un generale dell’Esercito, Quirino Armellini, ne assunse il comando,
Virgilio Ilari e Antonio Sema, Marte in Orbace. Guerra, Esercito, e Milizia nella concezione fascista
della nazione, Ancona, Casa Editrice Nuove Ricerche, 1988, p. 143.
(5) Circolare Roatta, riportata in Giorgio Rochat, Giulio Massobrio, Breve storia cit., pp. 297-8 e
anche in Renato Perrone Capano, La resistenza in Roma cit., p. 56. Per una interpretazione
degli avvenimenti del tutto diversa cfr. Giorgio Rochat, Duecento sentenze cit., pp. 48-50.
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