Page 113 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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ARMA COMBATTENTE.
                                  I CARABINIERI REALI NELLA DIFESA DI ROMA




                    La scelta stessa di non indicare alcun nemico e di lasciare alla situazione e
               all’aggressività dei comandi germanici l’offensiva lascia ben intendere l’incapa-
               cità nella decisione: “ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve
               cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse, però reagiranno ad
               eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza”.
                    In questo modo e senza ordini dal Comando Supremo, i reparti italiani
               divennero vittime designate e sacrificali dei tedeschi. Alcune Grandi Unità però
               seppero reagire e respingere gli attacchi dei nuovi nemici, qualche volta con suc-
               cesso (in Sardegna, Corsica e Puglia), altre con perdite enormi dopo aver com-
               battuto ferocemente (tra tutti gli episodi, si deve ricordare la resistenza e la
               determinazione degli uomini della Divisione Acqui a Cefalonia e Corfù) .
                                                                                     (9)
                    In  questo  modo  i  vertici  vertice  politico-strategico  e  strategico-militare
               non furono in grado di pianificare, organizzare e condurre alcun tipo d’inter-
               vento, ad eccezione dello Stato Maggiore della Regia Marina che riuscì a far
               riparare nei porti cobelligeranti la quasi totalità della flotta italiana e in parte
               fece lo Stato Maggiore Regia Aeronautica per molti velivoli .
                                                                         (10)
                    Va detto che i generali comandanti delle grandi unità del Regio Esercito
               dislocati sia sul territorio nazionale, sia all’estero in territori di occupazione sco-
               prirono dell’armistizio solamente a proclamazione avvenuta via radio coglien-
               doli di sorpresa e senza ordini, mettendoli nell’impossibilità di garantire né la
               tutela delle proprie unità, né la propria .
                                                     (11)


               3.  Il dispositivo difensivo di Roma
                    La situazione militare italiana era molto difficile (ne ha parlato il professor
               Giuseppe Conti in queste pagine).

               (9)  In generale si rinvia alla monumentale opera edita dalla Rivista Militare nella prima metà degli
                    anni Novanta del XX secolo dedicata alla Resistenza dei militari italiani all’Estero, opera con-
                    dotta dalla Commissione per lo studio della resistenza dei militari italiani all’estero, ora di dif-
                    ficile reperibilità, con uno specifico volume dedicato alla questione, Giovanni Giraudi, La
                    Resistenza dei militari italiani all’estero: Grecia continentale e isole dello Jonio, Roma, Ministero della
                    Difesa,  Gabinetto  del  ministro,  Commissione  Resistenza  militari  italiani  all’estero  dopo
                    l’8settembre  1943,  Roma,  Rivista  Militare,  1995.  Si  veda  anche  il  sito  internet  http://
                    www.associazioneacqui.it/it/index.html, consultato il 1° agosto 2023.
               (10)  Il vertice strategico - militare era composto dallo Stato Maggiore Generale, responsabile per
                    le operazioni fuori dal territorio metropolitano, e dagli Stati Maggiori di Forza Armata. Lo
                    Stato  Maggiore  Regio  Esercito  manteneva  il  comando  sulle  Forze  terrestri  in  Italia.  Per
                    un’analisi  delle  responsabilità  attribuite  al  vertice  strategico  -  militare,  cfr.  Centro  Studi
                    Associazione Nazionale Granatieri di Sardegna (a cura di), La difesa di Roma e i Granatieri di
                    Sardegna  nel  settembre  1943,  Roma,  Stato  Maggiore  dell’Esercito,  1993.  Sul  punto  anche
                    Giorgio Rochat, Giulio Massobrio, Breve storia cit., pp. 299-306.
               (11)  Su questo Giorgio Rochat, Giulio Massobrio, Breve storia cit., pp. 299-306.

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