Page 103 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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L’ARMA DEI CARABINIERI REALI
                               DALL’ARRESTO DI MUSSOLINI ALLA SUA LIBERAZIONE



                    Ti prego di risparmiarmi tale onta e tale rovina. Mandami la tua pistola. Grazie e
               addio . Il duce, poi, si procura delle ferite ai polsi con una lametta da barba in
                    (39)
               quello che apparirà un maldestro tentativo di suicidio. Il maresciallo Antichi è il
               primo a intervenire nella stanza di Mussolini. Scriverà nel suo rapporto: nelle
               prime ore del mattino, il carabiniere di sentinella alla porta di Mussolini, mi fece chiamare
               urgentemente. Mi recai in fretta da Lui perché Mussolini aveva tentato di tagliarsi i polsi con
               una lametta […] non senza far avvertire della cosa il tenente Faiola. Trovai Mussolini con
               le mani insanguinate e con una ferita ad ambo i polsi. Provvidi immediatamente a stringergli
               i polsi con una benda onde fermare l’emorragia. Le lesioni non erano gravi (scalfitture) e si
               poté  evitare  il  peggio.  A  Campo  Imperatore,  però,  oltre  agli  insani  gesti  di
               Mussolini,  perdura  la  totale  assenza  di  ordini  e  disposizioni.  Cosa  converrà
               farne di Mussolini? Laddove si attuino tentativi per liberarlo, come bisognerà
               comportarsi? In una sua lunga lettera al duce, scritta dopo i fatti, l’Ispettore
               generale Gueli riferì che alle 13:30 [del 12 settembre - ndA] mi chiama telefonica-
               mente il Questore dell’Aquila e mi legge il seguente telegramma da Roma: “Raccomandare
               Ispettore Generale Gueli massima prudenza punto Capo polizia Senise. La medesima cir-
                                                                                         (40)
               costanza è testimoniata dal tenente Faiola in un suo promemoria del 1944 :
               Gueli fu chiamato al telefono dal capo di gabinetto del Questore dell’Aquila. Potei, per suo
               invito, seguire la conversazione e ascoltare la lettura di un telegramma a firma Senise che rico-
               struisco a memoria come segue: “Avvertite ispettore generale Gueli di agire con molta pruden-
                  (41)
               za” . Ma cosa significava “agire con molta prudenza”? A Roma erano rimasti
               pochi esponenti del Governo e, in questo scenario, l’ipotesi che più stava pren-
               dendo corpo era quella di consegnare Mussolini ai tedeschi qualora essi avesse-
               ro provato a liberarlo. Davanti allo sbando totale è proprio Senise a portare la
               questione  all’attenzione  sia  del  Ministro  dell’Interno  Umberto  Ricci  sia  del
               Ministro della Guerra Antonio Sorice. La posizione del Capo della polizia, poi
               condivisa da tutti i suoi interlocutori, è esposta nelle sue memorie: Se Mussolini
               fosse stato soppresso, era prevedibile lo scatenarsi della terribile ira teutonica […] i tedeschi
               avrebbero prima massacrato guardie e carabinieri sul posto del dovere e si sarebbero poi
               abbandonati a distruzioni e saccheggi, propri della loro istintiva ferocia. E forse la morte di
               Mussolini avrebbe impedito la resurrezione di un governo fascista? […] Se invece Mussolini
               fosse stato consegnato vivo, i tedeschi lo avrebbero indubbiamente rimesso al potere con la forza
               delle armi. Ma quale distruzione morale per lui! […] L’Italia avrebbe ricevuto danno minore
               se Mussolini non fosse stato soppresso.


               (39)  A. Petacco, S. Zavoli, Dal Gran Consiglio al Gran Sasso cit., p. 150.
               (40)  Riprodotto  in  una  relazione  datata  4  giugno  1945  redatta  dall’ufficiale  e  indirizzata  al
                    Comando Generale dell’Arma.
               (41)  R. De Felice, Mussolini e il Fascismo - la guerra cit., pp. da 28 a 31.

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