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ATTUALITÀ E VALIDITÀ DELLA DISCIPLINA MILITARE
La disciplina militare come deontologia professionale è un aspetto non
marginale, soprattutto in relazione alla completa professionalizzazione delle
Forze armate, composte ormai esclusivamente da personale volontario, sia for-
nito o non di rapporto di impiego.
È probabilmente la parte che richiede un urgente aggiornamento, perché
la codificazione disciplinare soffre in un certo qual modo del difetto di origine,
cioè quello di essere pensata e concepita per un strumento militare basato prin-
cipalmente sul servizio militare obbligatorio. In questo senso, la disciplina è
stata intesa soprattutto come indottrinamento etico e “addestramento morale”,
per trasmettere e far acquisire i valori sottesi alla difesa della Patria e all’ordina-
mento delle Forze armate.
Questa prospettiva, pur mantenendo una sua validità di fondo, deve essere
necessariamente integrata da una più moderna visione deontologica che riguar-
di l’attuale componente umana che ha scelto per vocazione personale un impe-
gno istituzionale, il quale coinvolgerà il singolo per buon parte della sua esisten-
za e per compiti sempre più specialistici e carichi di responsabilità tecnico-ope-
rativa.
L’ultimo settore della disciplina militare, quello “puramente” etico, ha
un’importanza incommensurabile, non potendo misurarsi in base agli effetti dei
comportamenti eticamente giusti o errati, e - soprattutto - rilevando nelle
“situazioni limite”, quelle per le quali le regole formali non esistono o sono ina-
deguate alla realtà effettuale o, talvolta, confliggono con i valori predominanti.
È un aspetto molto delicato, perché - senza un equilibrato giudizio morale
- si potrebbero accettare comportamenti elusivi o devianti (rispetto al quadro
normativo), se non anche contrari alle regole formali. Si tratta - però - di una
prospettiva irrinunciabile, pena la burocratizzazione della disciplina militare e,
peggio ancora, il disimpegno morale capace di giustificare ogni comportamento
(immorale), purché conforme “formalisticamente” alle norme, non dimenti-
cando il noto brocardo summum ius summa iniuria.
Sono sufficienti queste brevi considerazioni per evidenziare la complessità
di un discorso filosofico e giuridico sulla disciplina militare e sui suoi riflessi
politici, civili, operativi e amministrativi.
Non tener conto di questa ricchezza di contenuti e della profondità dei risvol-
ti concettuali della disciplina miliare, significa relegarla a strumentario obsoleto,
contesto organizzativo, prendendo spunto dalla forza coesiva e ordinatrice della disciplina
militare. Vedi: Henry Mintzberg, La progettazione dell’organizzazione aziendale, Bologna, 1996,
pp. 78 ss.; Henri Fayol, Direzione industriale e generale, Milano, 2011, pp. 55 ss.; Lyndall Urwick,
I principi di direzione e la teoria dell’organizzazione, Milano, 1963, 131 ss.
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