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IL BULLISMO. DA UNA FORMA DI DISAGIO A UNA FORMA DI VIOLENZA
E, già nel 2006, il Ministro della Pubblica Istruzione aveva emesso una
Direttiva per cui l’educazione alla legalità diventa elemento necessario e curricu-
lare dell’intero percorso formativo . Quindi, ogni attività all’interno della scuo-
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la come l’accoglienza, l’organizzazione, la didattica, la metodologia le forme di
valutazione, deve favorire “la partecipazione e il coinvolgimento degli alunni, la
percezione di stare bene a scuola, la consapevolezza di essere in una comunità
che accoglie, che mette in pratica le regole del vivere civile e sociale, che dialoga
con le istituzioni e con la società civile organizzata, che sa apprendere” .
(38)
Durante gli anni, l’intervento dello Stato per combattere il bullismo nelle
scuole è consistito nell’organizzare corsi di educazione alla legalità e nell’attua-
zione di politiche di sicurezza basate sull’intervento di Forze di polizia nella
scuola in funzione dissuasiva e repressiva .
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Senza dimenticare le tecniche di mediazione rientranti con forza tra le
azioni di contrasto al bullismo, e miranti a ristabilire la comunicazione, a porre
rimedio e a risolvere il conflitto. La procedura di mediazione, pur richiedendo
un grande impegno e una dedizione totale, certamente aiuta a sviluppare cor-
rette azioni sociali e ad esaltare la reciprocità, gli scambi interpersonali e la soli-
darietà, aiuta a superare i conflitti derivanti dal bullismo dando la possibilità ai
soggetti coinvolti di esprimersi attraverso le fasi del contatto preliminare con le
parti, della mediazione diretta e del follow up, in cui il mediatore compie controlli
sul comportamento delle due parti, mettendosi a disposizione per la risoluzione
di eventuali problematiche future. In attesa di un miglioramento delle tecniche
di mediazione, unico metodo finora realisticamente efficace per aggredire le
varie forme di bullismo, ancora oggi si utilizza la normativa 71/2017, non per-
fetta, ma estremo sforzo rispetto al fenomeno in esame, sempre in corso di
mutamento.
5. L’autore responsabile, tra devianza e recupero
Uno degli aspetti più complessi del procedimento penale a carico di impu-
tato minorenne, teso all’accertamento dei fatti ed ispirato alla “finalizzazione
(37) Direttiva prot. n. 5393/FR; dove si legge: “…. gli episodi che configurano ipotesi penalmen-
te rilevanti, oltre che ad essere oggetto di accertamenti ispettivi…., dovranno anche costitui-
re oggetto di immediata informativa sia alle Procure della Repubblica che alle Procure regio-
nali della Corte dei Conti”.
(38) Direttiva MPI 16 ottobre 2006, prot. n. 5843/A13, Linee di indirizzo sulla democraticità e legalità.
Una successiva Direttiva del 22 marzo 2007 in relazione a procedimenti penali dove risultano
coinvolti alunni, genitori e/o parenti, personale scolastico, elenca, invece, una serie di istru-
zioni di cui tenere conto per la costituzione di parte civile.
(39) OCCHIOGROSSO F., Scuola, bulli e ragazzi della mafia, in Minorigiustizia, 2000 fasc. 2, pag. 7.
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