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IL BULLISMO. DA UNA FORMA DI DISAGIO A UNA FORMA DI VIOLENZA
psicologiche ; anche se esistono differenti classificazioni del fenomeno, razzi-
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sta, omofobico, discriminatorio, in ogni caso il bullismo rappresenta sempre, in
ogni sua forma, un disagio psicologico e un disadattamento individuale e socia-
le, frequentemente prodromico a episodi di microcriminalità minorile. Se l’esa-
me della tipologia dell’autore porta a sottolineare come i bulli, indifferenti alla
cultura del “Noi”, siano solitamente ragazzi impulsivi, iperattivi, poco empatici,
privi della capacità di provare il giusto sentimento di colpa per le proprie azio-
ni , anche l’analisi del bullismo ne evidenzia una struttura multifattoriale capa-
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ce di condurre ad una classificazione tipologica.
Potremmo così individuare un bullismo reattivo, che scaturisce dalla rea-
zione a una frustrazione o aggressione, e uno proattivo, volto a conseguire un
riconoscimento materiale o sociale, a cui si aggiungono un bullismo fisico, ver-
bale, non verbale diretto e indiretto e infine manipolatore. In particolare, que-
ste due classificazioni sarebbero da considerarsi come le forme più inique del
fenomeno in quanto portatrici di maggiori danni alla vittima.
Impossibile, pertanto, spiegare in modo riassuntivo il comportamento
bullistico indagando sulle cause generatrici di atteggiamenti asociali o antisocia-
li, non avendone un’unica visione .
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Ogni singola storia appare caratterizzata da una ragnatela di elementi che
tendono a provocare uno stato di disagio a cui ogni soggetto (autore o vittima)
può reagire contra ius in modo differente.
Per tutti questi motivi va emergendo il bisogno precipuo di prendere in
considerazione il soggetto deviante insieme alla sua individualità al fine di scon-
giurare il continuo dilagare del fenomeno .
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Ora, rispetto al passato è sicuramente cambiata la percezione della tra-
sgressività tra gli adolescenti, i diversi fattori di rischio, predittivi della devianza
minorile, risultano maggiormente connessi a problematiche psichiche ed evolu-
tive, meno agganciati a situazioni di disagio economico e rientranti spesso in un
particolare microsistema sociale, con proprie ‘variabili caratterizzanti’ modelli
culturali, stili educativi e dinamiche famigliari volte ahimè a favorire lo sviluppo
di un comportamento ‘prepotente’.
(20) FEDELI D., Il bullismo... ma non solo. Parte seconda: caratteristiche e dimensioni del bullismo, in Psicologia e
scuola, n. 122, 2004/2005, pag. 43; OLIVIERO FERRARIS A., Piccoli bulli crescono, Milano, 2006; GINI
G., Il bullismo. Le regole della prepotenza tra caratteristiche individuali e potere nel gruppo, Roma, 2005.
(21) APSA (Association of professionals in services for adolescents) Bullying,bullies and victims -
People who victimise others, in APSA Practioner’s briefings, summer issue 1, volume 5, 1998;
MENESINI E., FONZI A., NOCENTINI A., Analisi longitudinale e differenze di genere nei comportamenti
aggressivi in adolescenza, in Età evolutiva, 2007, pag. 87; FONZI A., Il gioco crudele, Firenze, 1999.
(22) BERTOLINI P., CARONIA L., Ragazzi difficili, Firenze, 1993.
(23) MORO A.C., Manuale di diritto minorile, Bologna, 2014.
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